Henry Beyle è una casa editrice fondata nel 2009 dal bibliofilo siciliano Vincenzo Campo nel quartiere Bovisa di Milano: il nome omaggia Marie-Henri Beyle, vero nome di Stendhal, con una “y” finale che introduce una variazione deliberata. Pubblica testi brevi di classici e scrittori del Novecento — Leonardo Sciascia, Walter Benjamin, Georges Perec, Ennio Flaiano — in edizioni tipografiche a tiratura limitata, composte in monotype o linotype su carta di cotone.
Le Edizioni Henry Beyle pubblicano testi brevi e poco conosciuti di autori classici e del Novecento, con oltre 250 titoli in catalogo realizzati con carte di pregio e in tiratura limitata, utilizzando diverse tecniche di stampa tipografica: dai caratteri mobili alla monotype, dalla linotype all’offset.
Ogni tiratura non supera i 575 esemplari su carta di cotone, con stampa a piombo; la casa editrice pubblica non più di venti titoli l’anno. Una frequenza quasi monastica, in un mercato che produce libri come se fossero yogurt in scadenza.
Il catalogo interessa a chi colleziona libri d’arte e di bibliofilia, a chi cerca testi minori di autori maggiori — il discorso sul processo di Calamandrei, le note di viaggio di Buzzati, gli scritti sul cibo di Gadda — e a chi considera la forma-libro parte integrante del testo.
Leonardo Sciascia è l’autore più presente nel catalogo, con dodici titoli; seguono Walter Benjamin, Dino Buzzati, Giovannino Guareschi, Ennio Flaiano, Piero Calamandrei, Georges Perec e Umberto Saba. Non si tratta delle opere principali, ma di testi laterali, articoli, carteggi e scritti occasionali: il catalogo lavora sugli interstizi delle opere maggiori.
La collana più identitaria è La Piccola biblioteca degli oggetti letterari, avviata nel 2009: raccoglie testi dedicati a bibliofili, editori, collezionisti e storie di libri. È probabilmente il punto in cui il progetto editoriale si manifesta con maggiore coerenza: libri sulla bibliofilia stampati artigianalmente in tiratura limitata, destinati a lettori che trattano i libri come oggetti da abitare prima ancora che da leggere.