Luci e penombre
Ezio Comparoni – che diverrà noto con il nome d’arte di Silvio D’Arzo – esordisce a quindici anni nel 1935 utilizzando uno pseudonimo a metà (Raffaele Comparoni) con questa raccolta poetica, "Luci e penombre". Di "Luci e penombre", si perde subito ogni traccia, per la frustrazione dei filologi e degli studiosi che sospettano una millanteria. È per primo Gabriele Pedullà, nel momento stesso della scoperta dell’unica copia, depositata presso la Biblioteca Manfrediana di Faenza, a domandarsi: “A quale tipo di lettura può essere destinata un’esercitazione poetica obiettivamente ancora così acerba? […] I versi di D’Arzo sono in effetti tutt’altro che privi di interesse per coloro che intendano ripercorrere il suo processo creativo; mi spingerei persino a sostenere che in pochi casi come questo le prime prove letterarie hanno un così grande significato per intendere la direzione assunta successivamente dalla ricerca di un autore. […] Le poesie di "Luci e penombre" andranno lette così come testimonianza dell’orizzonte letterario in cui l’autore di "Casa d’altri" ha mosso i suoi primi passi”. (Dall'introduzione di Marco Sangiorgi).
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Anno edizione:2026
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