La morte dell'arte
Fabrizio Calesi ha quasi quarant’anni e un sogno al quale non riesce più a credere. Ha scritto romanzi, racconti, poesie, li ha spediti agli editori e ha aspettato invano che qualcuno riconoscesse in quelle pagine il talento che lui stesso, ormai, dubita di possedere. Così decide di arrendersi. Basta scrivere, basta inseguire la gloria: forse una vita normale può essere sufficiente. Poi, nelle sale semideserte del museo in cui lavora, compare una donna: è esile, quasi androgina, apparentemente anonima. Ma i suoi occhi sono neri come il petrolio e sembrano custodire qualcosa di impossibile. La sconosciuta osserva i dipinti come nessun altro, scorge dettagli invisibili, parla dell’arte come di una forza viva e soprattutto guarda Fabrizio come se sapesse già chi è. Come se conoscesse ciò che lui ha tentato di seppellire. Da quel momento la scrittura ritorna. Impetuosa, febbrile, irresistibile. E mentre le parole si moltiplicano, tutto il resto comincia lentamente a perdere importanza: il lavoro, gli affetti, la quotidianità, persino il confine tra desiderio e ossessione, tra ispirazione e follia. Quanto si può sacrificare per creare qualcosa destinato a sopravviverci?
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Anno edizione:2026
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