Nata contro
Dopo un silenzio di oltre vent’anni, dopo la rielaborazione, apparentemente conclusa, del rifiuto di un padre/padrone che ha saputo darle e dirle solo dei “no”, Antigone si ritrova, di nuovo, ad avere a che fare con quella figura ingombrante che in paese chiamano Belzebù. L’ex-figlia – così Ernesto l’apostrofava – corre in ospedale dopo essere stata informata che l’uomo versa in condizioni molto critiche a causa di circostanze avvolte da un fitto alone di mistero. Cosa fare dinnanzi a una situazione simile? Far fronte al destino o andarsene? Antigone – colei che è “nata contro” – sceglie la porta stretta. La via dolorosa. E lo fa, nuovamente, da sola. Come l’Antigone di Sofocle, si sente murata viva. Qui non c’è da rivendicare la giusta sepoltura di Polinice, ma la pietas nei confronti di un uomo abbandonato e ridotto in fin di vita, con l’aggravante che, quell’uomo, incarna il potere disgustoso di Creonte, che quell’uomo, che era suo padre, l’ha rimossa dalla sua vita, come se lei fosse già morta.
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Anno edizione:2026
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