Il romanzo d'esordio di Andrea Oriente racconta il percorso di un adolescente che, alla ricerca di uno scopo e di un'identità, entra a far parte di un'organizzazione politica di estrema destra. Attratto dall'idea di disciplina, appartenenza e dedizione a un ideale superiore, il protagonista si immerge in un ambiente caratterizzato da studio, formazione rigorosa, rituali, regole e prove fisiche che mirano a rafforzare il senso di comunità e di obbedienza. Attraverso la sua esperienza, il romanzo mostra come il desiderio di sentirsi parte di qualcosa di più grande possa portare a una progressiva rinuncia all'autonomia personale. La narrazione esplora il sottile confine tra crescita individuale e sottomissione al gruppo, mettendo in luce i meccanismi attraverso cui un movimento ideologico riesce a intercettare bisogni di appartenenza, riconoscimento e cambiamento. Con una scrittura diretta e impietosa, Oriente offre uno sguardo dall'interno su una realtà spesso giudicata in modo superficiale, invitando il lettore a comprenderne le dinamiche senza per questo giustificarne le idee. La storia diventa così una riflessione più ampia sulla giovinezza, sulle sue fragilità e sulla ricerca di un posto nel mondo. Consiglio questo romanzo perché il lettore è chiamato a entrare in una realtà distante, a osservarne i meccanismi e a interrogarsi sulle ragioni che possono spingere un adolescente a riconoscervisi.
La nostra giovinezza
Un romanzo-documento, uno sguardo in prima persona, un linguaggio letterario brutale e impietoso. Il racconto abbacinante del mondo dei giovani neofascisti.
«È forte l'impronta autobiografica nell'opera prima di Andrea Oriente. Che restituisce con durezza e capacità di scavo i quindici mesi di militanza in un gruppo della destra radicale, caratterizzato da forme estreme di ubbidienza e ritualità.» - Ermanno Paccagnini, La Lettura
In questi anni, un giovane che frequenta le scuole superiori si accosta a una piccola sezione politica. All’esterno nessuna insegna, bisogna piegarsi per superare la saracinesca e poi lasciare i cellulari su uno scaffale. In alto, su una parete, tre foto. A destra, isolato, Léon Degrelle, politico e militare belga, fondatore del movimento rexista, collaborazionista del nazismo, mito della lotta al comunismo. Più al centro Corneliu Zelea Codreanu, politico romeno, santo guerriero, mistico e spirituale, martire del nazionalismo radicale. Accanto c’è Benito Mussolini. Degrelle e Codreanu hanno il nome stampato sotto. Mussolini non ha bisogno di didascalie. La nostra giovinezza racconta in prima persona la passione che muove un ragazzo di un’associazione neofascista. È il romanzo autobiografico di uno scrittore di ventiquattro anni, inaspettato, duro, disturbante, che spinge il lettore dentro una realtà in cui è vietato distrarsi e la vita quotidiana, la famiglia, la scuola, gli amici, restano fuori. «Questa non è la giovanile di un partito, dove contano solo i selfie e i sorrisi ai comizi. Dei sorrisi ce ne freghiamo. Dobbiamo studiare. E combattere». Preparazione continua, discussioni di geopolitica, filosofia, organizzazione di dibattiti, stesura di articoli. Non interessa il gioco democratico, non interessa il compromesso. «Siamo una milizia. E le nostre armi sono lo studio, la formazione, la memoria». La nostra giovinezza mostra il fascino e l’attrazione della politica spogliata di ogni ornamento: il bisogno di appartenenza, il vuoto che chiede di essere riempito, la fame di esserci, di contare qualcosa. Il protagonista non ha nome: aderisce, obbedisce, si trasforma. Grazie a regolamenti, prove fisiche, regole non scritte, rituali, punizioni. In quella fatica, in quel dolore, esplode l’energia di un adolescente pronto ad accettare la sfida: cambiare se stessi, uccidere la noia, abbattere il sistema. Perché le rivoluzioni passano dai ribelli.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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effebi 06 ottobre 2026un pugno nello stomaco
un libro che costringe a prendere atto di un fenomeno che molti cercano di ignorare o minimizzare. autore molto giovane, non so quanto ci sia di editing, ma è scritto molto bene. il titolo della recensione non è casuale.
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