La prosa dotta, barocca e tecnica di Marrucci è la cosa che colpisce in maniera più immediata. Si intuisce che l’autore toscano ha studiato nei più piccoli dettagli le situazioni in cui immerge i suoi personaggi. Così quando si legge “Noi che restiamo a Palmer” (splendido racconto di apertura), ci si ritrova letteralmente a bordo di una rompighiaccio dell’Antartide in compagnia di presenze più o meno reali. O leggendo “Prima del Mariinskij” si entra nel camerino di una ballerina russa indagando gli strani rituali che esegue prima di affrontare il palco. I racconti sono tutti scritti con grande perizia e mi hanno colpito maggiormente quelli che sfoggiano una sfumatura d’inquietudine (di perturbante, potrei aggiungere senza esitazioni). Quindi i due già citati precedentemente, ma anche la stasi agitata de “Possono colpire in qualsiasi momento” e l’avanzare spasmodico quasi horror di “Fogli rinvenuti in una gabbia per cani”.
Novena
Dopo aver colmato il mondo con Ovunque sulla terra gli uomini, Marco Marrucci gioca qui di sottrazione, ideando nove atti di una pirotecnica fenomenologia dell’impresenza in cui è lui stesso a cadere nell’eterna illusione (e nel compito) del buon raccontista: declinare l’invisibile
Perché i racconti di Novena possano recitare la loro cadenzata preghiera il lettore di questa raccolta sarà costretto ad ascoltare sempre, bisbigliata e talvolta sinistra, una seconda voce sotto traccia. Perché possa guardare al centro esatto di queste storie dovrà fissare lo sguardo dritto nel punto cieco che le parole, spesso a malincuore o controvoglia, sembrano indicare. Perché riesca a comprendere le allucinazioni che inesorabilmente attirano i suoi personaggi nel baratro gli toccherà cercare fra gli scricchiolii, i brividi, le ombre, i sospiri, addirittura fra le righe e oltre i confini della pagina. Che siano persone care e irraggiungibili, presenze fantasmatiche e inquietanti, animali mitologici o domestici; che siano oggetti minacciosi, luoghi inarrivabili, riti magici o azioni miserevoli; che siano paure indefinite, solitudini desertiche, obblighi disperati, amori platonici: ognuno di questi nove episodi sembra destinato a dover volteggiare attorno a un vuoto, a modellarsi a partire da un che di impalpabile, a prendere forma precisamente intorno a un’assenza.-
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Anno edizione:2021
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Raccontista 17 aprile 2024
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