Le «Odi» e i «Frammenti» - Pindaro - copertina
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Letteratura: Grecia
Le «Odi» e i «Frammenti»
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Descrizione


«Pindaro è ancora, nel dominio della critica, quasi un mistero. D'intorno all'opera sua si aggirano perplessi gli epigoni, e i loro giudizi si alternano appassionati e discordi, dalla esaltazione ditirambica alla negazione animosa. Questa incertezza ha radice in una essenziale difficoltà, maggiore forse per Pindaro che per qualsiasi altra opera remota insieme per tempo e per lingua. Non parlo delle difficoltà esegetiche ed ermeneutiche, superate in gran parte mercè delle ricerche filologiche, o, se tuttora insolute, non tali da contendere la visione complessiva dell'arte di Pindaro. Ma invece mancano al nostro studio elementi essenziali, alcuni senza speranza, altri con pochissima di poterli mai possedere. Come tutti sanno, gli epinicî erano musicati dallo stesso Pindaro, erano cantate corali in cui le note avevano importanza non minore delle parole; e di questa musica non possediamo che un brevissimo frammento: erano danzati; e nessuna idea possiamo oggi formarci delle figurazioni di danza che s'intrecciavano alle parole e alle note. Sicchè, dei vari elementi ordinati e calcolati pel complessivo effetto d'una esecuzione che ad ogni modo oggi non si potrebbe riprodurre, a noi non rimangono che i nudi versi. Anzi, perchè questi, come vedremo, non serbano l'antico ritmo integro, ma solo un suo riverbero, possiamo dire che ci rimangono soltanto le nude parole. Si aggiunga, infine, che gli epinicî, le uniche composizioni di Pindaro sopravvissute quasi intatte, costituivano solo una parte dell'opera sua vastissima; e si vedrà contro quanti ostacoli debba lottare chi voglia farsi una piena idea dell'arte di Pindaro». (dalla prefazione)

Dettagli

1 gennaio 2021
530 p., ill. , Rilegato
9788822219695

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Foto di Pindaro

Pindaro

(Cinocefale, Tebe, 518 - Argo 438 a.C.) poeta greco. Nacque da nobile famiglia. Dopo un periodo passato a Tebe si trasferì ad Atene, dove ebbe come maestri Apollodoro, Agatocle e Laso d’Ermione. Del 498 è il primo componimento datato, la X Pitica per Ippocle di Tessaglia. Durante le guerre persiane mantenne un atteggiamento distaccato, quasi indifferente, ma più tardi cantò Atene come «baluardo della Grecia». Fu in Sicilia alla corte di Gerone di Siracusa insieme a Bacchilide (con il quale, nel 476, celebrò la vittoria olimpica di Gerone). Scarse sono le notizie sugli anni successivi: l’unica data sicura è il 446 (VIII Pitica per un atleta di Egina). Si tramanda che Alessandro Magno, quando nel 336 distrusse Tebe, volle risparmiata la sua casa.P. trattò tutte le forme della lirica corale:...

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