La certosa di Parma - Stendhal - copertina
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Letteratura: Francia
La certosa di Parma
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Descrizione


Si può dire che l'argomento centrale del capolavoro di Stendhal sia, come in altri suoi libri, l'Italia e l'idea di osservare un costume particolare degli italiani, cioè "l'arte di andare a caccia della felicità", attraverso le tre figure di Fabrizio del Dongo, della duchessa Sanseverina e del conte Mosca. L'Italia viene indicata come la terra di folli passioni amorose, che non esistono più altrove. Un territorio inenarrabile come quello di ogni vicenda epica, in un'epoca vaga come quella dei film western, con una Parma che non è mai esistita e una pianura lombardo-padana popolata solo da sbirri, canaglie e anime appassionate... Ambientate in un'Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo del silenzio, lo spazio simbolico dell'isolamento e della rinuncia: la Certosa di Parma.

Dettagli

Tascabile
18 gennaio 2018
512 p., Brossura
9788807902987

Valutazioni e recensioni

  • Martina Gallo

    Questo imponente romanzo dalla intricata trama è ambientato nell’Italia dell’epoca napoleonica. Il protagonista è Fabrizio del Dongo, nobiluomo di origini milanesi, attorno al quale ruota una articolata serie di personaggi. La storia inizia con la giovinezza di Fabrizio, per proseguire con le sue travagliate vicende politiche e personali. Dopo la sua controversa partecipazione alla battaglia di Waterloo, la marchesa Sanseverina, sua zia protettrice, lo fa nominare monsignore. Ma la condotta di Fabrizio è tutt’altro che morigerata. Egli, infatti, passa da un’amante all’altra e viene coinvolto nell’omicidio di un protettore di una di esse, ma prima di essere imprigionato nella cittadella di Parma rivede dopo anni il suo primo amore Clelia Conti. Il fortissimo legame con questa donna rende più sopportabile la prigionia finché Fabrizio riesce ad evadere. Ma la libertà non metterà fine ai tormenti di Fabrizio che finirà per ritirarsi nella Certosa di Parma, luogo che non era mai stato nominato prima nel corso del romanzo. Questo libro è un grandissimo classico, caposaldo imprescindibile della letteratura ottocentesca europea. Con la sontuosità che lo contraddistingue, Stendhal si serve delle vicende di Fabrizio del Dongo per dipingere il clima che si respirava in Italia nel periodo napoleonico e della Restaurazione.

  • Ala92
    Avvincente

    Stupendo! Avvincente e... Peccato che dovette interromperne la continuazione e sintetizzare il finale, perché a confronto con lo sviluppo dell'intero romanzo e conoscendo ormai lo stile, se ne avverte la precipitosità. Ma molto molto bello!

  • L’ambientazione, la splendida penisola italiana. I temi trattati, storie d’amore, intrighi politici e noti casi giudiziari. Tra i personaggi fanno la loro comparsa Conti e Giletti, Grillo e Bossi. A dispetto delle apparenze, non parlo di qualche famoso talk show televisivo, ma de “La Certosa di Parma”, forse l’opera più nota di Stendhal. Incredibilmente scritto in meno di due mesi (e a tratti, il testo ne risente), il romanzo narra la storia del nobile Fabrizio del Dongo, partendo da alcuni anni prima della sua nascita, quando l’esercito di Napoleone calò sulla Lombardia, con immenso dolore per il marchese suo padre. Fabrizio è guidato invece da ben alti ideali, tanto da scappare di casa per unirsi alle truppe francesi; decisione che sarà poi la causa scatenante della maggior parte degli eventi più importanti della sua vita, come la spinta data ad una fila di tessere del domino.

Conosci l'autore

Foto di Stendhal

Stendhal

1783, Grenoble

Pseudonimo di Henri Beyle. A sedici anni si trasferisce a Parigi dove si impiega al ministero della Guerra. Nel 1800 raggiunge l'armata napoleonica in Italia e lavora come impiegato nell'amministrazione imperiale, viaggiando in Germania, Austria e Russia. Dopo la caduta di Napoleone si stabilisce in Italia, abitando soprattutto a Milano. Torna a Parigi nel 1821, vive collaborando a riviste con articoli di critica artistica e musicale. Dopo la rivoluzione del 1830 e l'avvento di Luigi Filippo viene nominato console a Civitavecchia. Muore a Parigi. Le sue opere principali sono: "Considerazioni sull'amore" (1822), "Il Rosso e il Nero" (1830), "La Certosa di Parma" (1839), "La Badessa di Castro" (1839), "Vita di Henry Brulard" (1890), "Ricordi d'egotismo" (1892), "Lucien Leuwen" (1894).

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