interessante sia per i riferimenti alla vita personale che professionale
Il rompiscatole. L'Italia raccontata da un ragazzo del '35
«Un libro di contributi alla biografia del giornalismo italiano della carta stampata, alla struggente bellezza di una professione morente che ha premiato Pansa sino a eleggerlo maestro.» - Francesco Merlo
"'Tutto ciò che resterà della mia vita è quello che ho scritto.' Qualcuno l'ha detto pensando a se stesso, però sono parole che si adattano anche a me. Ho sempre voluto scrivere. Alla fine della scuola media, andavo per i tredici anni, mio padre Ernesto mi regalò una macchina Underwood di seconda mano, dicendo: 'Vedi un po'se la sai usare'. Mia madre Giovanna mi mandò a una scuola di dattilografia. Ma dopo un paio di lezioni, chi la dirigeva le spiegò: 'Giampaolo ha imparato subito quanto gli serve. Non butti via i suoi soldi'. Ho cominciato a scrivere nell'estate del 1948 e da allora non ho più smesso. Nell'ottobre 2015 di anni ne ho compiuti ottanta. E ho deciso che potevo permettermi questo libro. Non oso definirlo un'autobiografia, parola pomposa. Allora dirò che è il racconto personale di un vecchio ragazzo destinato a fare il giornalista. Non venivo da una famiglia di intellettuali. Mio padre era operaio del telegrafo. Mia madre aveva cominciato a lavorare a dieci anni ed era stata così brava da aprire un negozio di mode. La mia nonna paterna, Caterina, era analfabeta. Rimasta vedova con sei bambini da crescere, aveva vissuto nella miseria più nera. Troverete qui le loro storie, insieme a quelle di mio nonno Giovanni Eusebio, un bracciante strapelato, e di uno zio paterno, Paolo, un muratore morto a New York in un cantiere. I miei antenati sono questi. E se esiste un aldilà, guarderanno stupiti questo figlio che si è guadagnato il pane scrivendo.'" (G. P.)
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Anno edizione:2016
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giorgiopd 07 gennaio 2023
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Leggere Pansa è una vera goduria, per il suo linguaggio sempliei ed accattivante. Nel raccontare la storia della sua famiglia, ci trasporta con la mente negli anni del primo novecento quando le famiglie vivevano nella miseria più nera. Ma tutti erano orgogliosi della propria esistenza. Non come adesso, che pur vivendo in una certa agiatezza, non sappiamo altro che lamentarci, volendo quel qualcosa in più, ma che non sappiamo cosa. E' un libro da far leggere nelle scuole , dal quale imparare come si scrive in italiano. Ho letteralmente divorato, letteralmente. tanti libri di Pansa, ma ogni volta scopro quel quid che miè sfuggito in precedenza. Mi auguro che la, sua vena non si esaurisca mai per leggere ancora i suoi capolavori
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