Qualcosa è andato storto - Riccardo Luna - copertina
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Qualcosa è andato storto
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Descrizione

Un viaggio che ricostruisce l’epopea della Silicon Valley, da quando gli imprenditori tecnologici sembravano tutti buoni fino al patto di Big Tech con la Casa Bianca di Donald Trump e alla tragica vicenda di Gaza, in cui l’uso dei social dal basso ha consentito di sconfiggere la censura e avviare una mobilitazione globale. Un segnale, forse, che nulla è del tutto compromesso e che siamo ancora in tempo per cambiare il futuro.


Per moltissimo tempo internet e il web sono sembrati il più formidabile strumento di progresso dell’umanità dai tempi dell’invenzione della carta stampata o dell’elettricità. Dovevano servire ad «abbattere muri e costruire ponti», motivo per cui si iniziò a parlare di «tech democracy», di una nuova stagione della democrazia potenziata proprio da internet, aperta alla partecipazione diretta dei cittadini e al loro controllo. Era la nuova terra promessa, quella in cui saremmo stati tutti felici, finalmente. E invece, ormai è chiaro, la rete si è trasformata nel più insidioso strumento per picconare le democrazie. In vent’anni di vita social ci siamo persi per strada un’idea condivisa di futuro, inteso come un mondo migliore dove arrivare tutti assieme. Quand’è, precisamente, che la storia è cambiata? Quando i bambini hanno smesso di sognare di essere astronauti e hanno iniziato a voler diventare influencer e creator? E perché? Ci siamo illusi o qualcuno ha truccato le carte del mazzo con cui stavamo giocando? Riccardo Luna pone queste e altre domande sull’identità del web oggi, e lo fa andando a ritroso fino alla sua nascita, quando non era ancora compromesso dall’eccesso di narcisismo alimentato dalla digital economy; e quando gli algoritmi non favorivano le fake news «perché fanno più traffico».

Dettagli

20 gennaio 2026
208 p., Brossura
9788828218333

Valutazioni e recensioni

  • cri874ever
    avvicente e realista

    interessante, da leggere assolutamente, di facile lettura e comprensione

  • Antonio Poso Zurlo

    “È l’engagement, bellezza, e tu non ci puoi far niente!”: questa semicitazione racchiude la crasi perfetta del libro, una raccolta di saggi brevi, che raccontano quando e come abbiamo smesso di preoccuparci delle vele, nel vento dei social, facendoci portare alla deriva. I social network hanno dismesso la loro funzione originaria, di collettori di socialità, quando hanno capito che valorizzare gli individualismi era di gran lunga più remunerativo. E si sono adattati alla personalità di ciascun utente, come una sorta di entità parassitaria: ci mostrano quello che vogliamo, ci dicono quello che preferiamo, creano una bolla perfetta di notizie, perfettamente aderenti ai nostri gusti, pulsioni, passioni, paure. Il mantra è “Muoviti veloce e rompi le cose” e da bravi adepti ci siamo mossi velocemente, disordinati e disorientati, rompendo un po’ di tutto, senza badare, in fondo, che i cocci sarebbero stati nostri e li avremmo pure dovuti pagare (li stiamo pagando tuttora). I social network probabilmente non ci hanno reso persone peggiori, ma hanno lucrato sui nostri caratteri, accentuandoli, soffiandoci sopra. E si sa che - tornando a quel Seneca scalzato da TikTok - non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare. Ecco, questa è la prospettiva finale del libro: scegliere la rotta, tornare a occuparci delle nostre vele. È difficile, ma si può fare.

  • _kaala
    Da leggere

    Un libro che mette in luce le scomode verità che si celano dietro le Big Tech, e il caro prezzo che ne stiamo pagando. Ne consiglio la lettura.

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