Leggere libri tratti da storie vere è sempre bello e formativo.
L'inverno della levatrice
Il caso editoriale americano dell'anno.Un giallo storico ispirato alla vita e al diario della levatrice Martha Ballard, che nel Maine del XVIII secolo sfidò il sistema legale americano lasciando un’impronta indelebile nella storia.
A volte, il mio lavoro mi porta ad ascoltare storie. Donne che si ritrovano a confessare peccati che non hanno commesso, ancora incredule che sia capitato proprio a loro. Così quel pomeriggio sono rimasta ad ascoltare Rebecca, in silenzio. Avevo due certezze: Rebecca doveva raccontarmi tutto e io dovevo scoprire chi andava punito per ciò che le avevano fatto.
«I lettori che hanno amato la protagonista di Outlander apprezzeranno Martha, l’eroina di Lawhon: coraggiosa, schietta e pronta a tutto pur di proteggere gli innocenti». - The Washington Post
«Un romanzo tutt’altro che rassicurante, che affronta in profondità gli squilibri di potere tra uomini e donne, poveri e ricchi». - NPR
«Martha Ballard non è solo una levatrice nel Maine del XVIII secolo. È anche una persona che cerca giustizia in un’epoca in cui alle donne non era nemmeno concesso testimoniare in tribunale». - People
«L'inverno della levatrice [...] racconta una storia affascinante che ha l'indubbio merito di riportare alla luce il ruolo centrale della donna all'interno di una piccola comunità che, all'indomani della rivoluzione americana, è chiamata a vivere un'esistenza aspra e dura, flagellata dalla neve, dal ghiaccio, dalla natura selvaggia.» - Matteo Strukul, La Lettura
Maine, villaggio di Hallowell, una notte d’inverno del 1789. Il fiume Kennebec è quasi completamente ghiacciato, invaso da micidiali lastroni che tagliano come cristallo. Prima di chiudersi nella loro gelida prigione, le acque restituiscono il corpo di Joshua Burgess, con gli abiti che ancora lo avvolgono come petali di un grande tulipano appassito. A esaminare quel cadavere gonfio e martoriato viene convocata Martha Ballard, la levatrice del villaggio, colei che facilita le nascite, che ascolta i corpi dei malati e se ne prende cura. E il corpo di Joshua Burgess parla, e dice che la morte non è arrivata solo per acqua, ma anche per corda: qualcuno potrebbe aver impiccato Burgess, prima di gettarlo nel Kennebec. Anche se poi il dottore, dall’alto della sua competenza, esprime il suo parere contrario e senza appello: è stato un incidente. Burgess, tuttavia, non può essere morto per una banale imprudenza. Oltre a Martha, in tanti pensano che meritasse una punizione, soprattutto dopo l’oltraggiosa violenza ai danni della giovane Rebecca. Martha aveva raccolto per prima quella terribile confidenza e l’aveva trascritta nel suo diario, come sempre fa con i racconti che le vengono affidati: perché non vadano perduti, perché le mura di casa non proteggono le madri, le sorelle, le figlie. Comincia così un’estenuante ricerca della verità per la levatrice Martha Ballard, armata solo delle sue parole contro i pregiudizi di una società che non intende ascoltarle. Con una prosa tesa e delicata, Ariel Lawhon racconta di una donna indomita e della sua instancabile battaglia per la giustizia. Un’eroina misconosciuta, mai finora celebrata, che ebbe l’ardire di levarsi in difesa dei più deboli, cambiando per sempre la storia di un’America che stava ancora muovendo i suoi primi passi.
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Collana:
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Fabiola 27 settembre 2026
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Manumanu 08 settembre 2026Da una storia vera
Per me tra i più bei libri letti quest'anno. Storia diversa dai solito (sulle levatrici), tratta e romanzata dai diari della protagonista. Unico rammarico è che oggi le donne hanno ancora molti stessi problemi delle donne di secoli fa ! Lettura piacevolissima
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Matteo 30 aprile 2026Non mi ha convinto
Libro ispirato al diario di una levatrice con ambientazione storica negli stati uniti della fine del XVIII secolo che tenta di creare una sorta di mistero intorno al ritrovamento di un cadavere in un fiume gelato. A tratti ripetitivo e poco interessante, non sono mai arrivato ad un punto del libro in cui ero così immerso nella lettura da non poter smettere di leggere. Era sempre lì sul comodino e ogni volta mi sembrava un peso dover continuare.
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