Un libro che, con le sue poche pagine, più che essere stato scritto per il pubblico è il risultato di uno studio. Uno studio, dicono, realizzato a livello nazionale ma non pubblicato interamente data l'esiguità dei casi riportati. Fa comunque riflettere su come, anche il "clochard", sia cambiato nella sua individualità. Fa pensare a come in questo mondo in continua mutamento anche i senzatetto non rappresentano più una scelta di vità e di libertà dagli obblighi e dalle convenzioni ma sia per loro una scelta obbligata, conseguenza di un insieme di eventi e dalla quale si tenta di uscire. Analizza come le strutte esistenti si limitino a sostenere il "clochard" senza di fatto aiutarlo a liberarsi da questa condizione. Sarebbe stato molto più interessante se il libro avesse compreso l'indagine completa e avesse inserito tutti o molti dei casi intervistati suddivisi per città. Così sa un po' di "scelta dei casi guidata" per arrivare a una certa conclusione più che l'esito di uno studio completo e oggettivo.
Malesseri metropolitani. Storie vere di persone senza dimora
Secondo un'antica credenza popolare il clochard è colui che ha scelto di vivere per strada come forma di libertà. L'immaginario però si frantuma nel momento in cui la persona senza dimora comincia a raccontarsi: un sé spezzato e fratturato da un evento critico, come la perdita di un lavoro stabile, o da eventi normali che scatenano circuiti a catena: perdere la casa perché la rata del mutuo non aspetta, perdere la famiglia che non fa più da rete di protezione sociale, perdere gli amici che combattono anch'essi per dare un senso al moto perpetuo della propria vita. L'uomo e la donna senza dimora oggi non sono solo sulle panchine di una stazione, ma spesso girano con un curriculum formato europeo salvato sulla pen drive. Non quindi la povertà estrema, ma piuttosto una condizione d'impoverimento a cascata da cui, se non hai una rete di sostegno, ne esci con le ossa rotte. Questo libro dà voce a vissuti, a emozioni di persone che hanno scelto di raccontarsi. L'affresco descrive non solo una società indifferente verso le spirali dell'emarginazione ma anche la facilità con cui è sempre più facile per ciascuno scivolare in queste condizioni.
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Anno edizione:2009
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Paola Barsotti 15 febbraio 2010
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