Animali e umani sono sullo stesso piano qui, così come la realtà e la sua trasfigurazione immaginaria. La narratrice adolescente e il fantomatico gatto non hanno nome. Gli intrecci sono labili eppure duraturi; gli affetti sono inevitabilmente mescolati al disamore; la crudeltà è all'angolo, il miracolo e l'estasi pure. Visione trasecolata quella di Rita Indiana, piena di caraibica poesia, ingenuità maliziosa, realismo (magico e non) e insieme concretezza ruvida, come dev'essere la vita nel contesto isolano e tropicale a noi così distante. Personaggi sull'orlo di una crisi di nervi si avvicendano nel racconto (anzi nei frammenti di racconto) come i versi una canzone tutta da inventare. Una narrazione pop, ironica, che illumina di poesia lo sguardo sul mondo, una realtà che a noi maturi occidentali risulta spesso grottesca e incomprensibile. Ma la bellezza di questo racconto è proprio di lasciarla così com'è, intensa e assurda nel suo breve mistero. "I nomi rimbalzano come acqua sul pelo del gatto [...]Diciamo Merlín, Alba, Jesús e i gatti, come se non li riguardasse, vanno a leccarsi il culo in direzione opposta".
I gatti non hanno nome
La giovane protagonista di questo libro non ha nome. Passa l'estate lavorando come segretaria nella clinica veterinaria degli zii mentre i genitori sono in Europa. Intanto annota su un quaderno i possibili nomi per un gatto, ispirandosi alle persone e alle cose che colpiscono la sua immaginazione. Come Zio Fin, che sguscia di stanza in stanza per evitare le sfuriate della moglie, Zia Celia, la cui rabbia si proietta in forma di scritte al neon. Come Armenia, la cameriera che da bambina curava la tubercolosi con un cucchiaio; e ancora come Radamés, il ragazzo di Haiti la cui voce sembra uno sciroppo per la tosse. In un libro impossibile da riassumere se non leggendolo, Rita Indiana illumina quel breve, magico momento della vita in cui ci si mette in cerca della propria identità. Quando, per mantenere uno sguardo incantato sul mondo, si deve scendere a patti con la realtà senza abbandonare del tutto l'ingenuità dell'infanzia.
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Anno edizione:2016
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