Tra patria reale e patria ideale nel decennio delle traduzioni
Questo è un libro di storia. Di quale genere di storia, lo decida il lettore: delle idee? della cultura? del fascismo? Sicuramente non è, quale potrebbe apparire per le inevitabili e frequenti quanto rozze invasioni di campo, una storia letteraria. È piuttosto una storia di persone, forse una storia sociale, che, perseguendo un'indagine circoscritta a un ambito specifico - le autrici e gli autori delle traduzioni italiane di narrativa contemporanea durante il fascismo - finisce col ricostruire il quadro di un versante misconosciuto dell'intellettualità e quindi dell'élite italiana, a partire da una celebre frase di Cesare Pavese a proposito degli anni trenta: «Nei nostri sforzi per comprendere e per vivere ci sorressero voci straniere: ciascuno di noi frequentò e amò d'amore la letteratura di un popolo, di una società lontana, e ne parlò, ne tradusse, se ne fece una patria ideale». Prendendo in parola Pavese qui si cerca di capire chi si nascondeva dietro quel «noi» sottinteso e quali potessero essere, in quel contesto, le pretese patrie ideali. Prefazione di Bruno Maida e Aurelia Martelli.
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Anno edizione:2023
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In commercio dal:24 ottobre 2023
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