Roma e l'antico. Visione e realtà nel XVIII secolo. Ediz. illustrata
Roma nel Settecento è la meta più ambita di ogni viaggiatore e di ogni uomo colto, ed è, al tempo stesso, il luogo dove amano soggiornare artisti provenienti da ogni nazione. È lunghissimo l’elenco dei paesi che nel XVIII secolo inviarono i propri talenti artistici a formarsi o a specializzarsi nell’Urbe. A fungere da principale fattore di richiamo è la presenza delle antichità greco-romane e delle vestigia di una civiltà passata, avvertita ancora come insuperata. Nel volume, per la prima volta, si ripercorre l’intero secolo per indagare il rapporto della città con l’antico, nella consapevolezza che esso è ben più articolato di quanto in genere riferito a una malintesa stagione neoclassica. La promozione dell’immagine del patrimonio monumentale, l’attività di scavo e il dibattito intorno a essa, l’apertura dei musei archeologici e il favore accordato al mercato antiquario, l’azione illuminata dell’accademia e l’incoraggiamento verso una sfida costruttiva delle arti e delle manifatture con l’antico sono i temi qui affrontati. Ne emerge un fenomeno di lunga durata nella convinzione dell’epoca, come scrisse nel 1755 il noto studioso tedesco Johann Joachim Winckelmann, che “l’unica via per diventare grandi e, se possibile, inimitabili, è l’imitazione degli antichi”.
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Anno edizione:2015
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