Negli anni Settanta del Novecento il lavoro venne spodestato dalla posizione centrale che aveva occupato nell'economia. Una posizione che non era stata intaccata nemmeno dalla rivoluzione keynesiana, la quale, volgendo l'attenzione alla disoccupazione, mise ancora il lavoro al centro, anche quando era evidente che il lavoro aveva perso ogni significato. Il discorso sulla differenza segnò la fine della centralità del lavoro. Se da un lato è indiscutibile che il lavoro non può più occupare il posto che era stato del soggetto, della sostanza, dell'essenza, eccetera, dall'altro lato è anche vero che il posto rimasto vuoto reclama una supplenza riconosciuta, accettata, stabilizzata, che impedisca allo scambio di regolarsi secondo criteri del tutto inaccettabili, come la competenza, il merito, l'utilità, la formazione. Si tratta di criteri che regolano i conti secondo il principio che la ragione del più forte è sempre la migliore.
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Anno edizione:2024
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In commercio dal:12 marzo 2024
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