Questo libro non è un racconto né una spiegazione né una visione generale di quanto successo, questa è una impersonale, cruda trasposizione esatta di quanto avvenne al processo di Norimberga. Libri come questo per me sono dolorosissimi, non riesco a leggerli e tanto meno a finirli, per me è sempre troppo dopo qualche pagina. Il disgusto, la nausea, arrivano quasi subito. Eppure, nonostante il dolore, credo che libri come questo vadano più che mai pubblicati e letti, anche nel dolore. Per non dimenticare. È una frase che oggi sembra fin troppo banale abusata e ripetuta, ovvio che non si dimentica, sappiamo tutti per averlo studiato quello che è successo, ma c'è una differenza abissale tra il leggere un trafiletto sul libro di storia che parla di ciò che è stato perpetrato durante la Guerra e scendere nei minuziosi e disgustosi dettagli di ciò che effettivamente era. Non sembra abbastanza spaventosa come in effetti è stata, raccontata sui libri di testo.
Vivien arriva a Norimberga il 6 novembre 1946, in una città sconvolta dal recente suicidio in carcere di Göring. Ha appena 22 anni e ha chiesto e ottenuto di fare la stenografa al processo ai criminali nazisti iniziato l'anno prima. Lei, per metà tedesca, non voleva credere che i tedeschi avessero compiuto le atrocità di cui si parlava. Doveva vedere con i suoi occhi. Sentirà e vedrà più di quanto chiunque possa sopportare. Assegnata al processo ai medici, dovrà ascoltare le testimonianze di vittime e carnefici e udire la descrizione di esperimenti medici, torture, sofferenze inaudite e altrettante inaudite giustificazioni. Un totale di 11.538 pagine di documentazione che lei stessa contribuisce a raccogliere. Al ritorno in America, il ricordo di quegli orrori la perseguita perfino nel sonno. Ha un incubo ricorrente: è in un tunnel con cinque bambini e sta scappando dai nazisti, che li inseguono. Si è sempre svegliata prima di scoprire quale destino li attendeva. Da allora, non ha mai smesso di battersi perché nulla di ciò che ha visto vada dimenticato. E per portare finalmente quei bambini fuori dal tunnel. Prefazione di Elie Wiesel.
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