Tingeltangel - Karl Valentin - copertina
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Letteratura: Germania
Tingeltangel
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Descrizione


«La comicità più singolare che da tempo mai si vedesse sulla scena: una danza infernale della ragione attorno ai due poli della follia»: così Tucholsky presentava l’arte di Karl Valentin. Ogni sera, per lo più nei Tingeltangel bavaresi, locali fumosi, ingombri di sedie e tavolini con lastre di marmo, un pubblico di piccoli impiegati, casalinghe, commercianti applaudiva le apparizioni della sua silhouette allampanata, che subito provocava «un’incessante risata interiore», di una specie però che «non ha nulla di particolarmente bonario». Ma negli anni Venti, mescolati a quel pubblico variegato, si entusiasmavano per Valentin anche esseri così diversi come Brecht e Hesse, Tucholsky e Polgar. La sua «clownerie metafisica» gli aveva fatto inventare, quasi senza accorgersene, ciò che decenni dopo, con qualche pomposità, sarebbe stato chiamato il «teatro dell’assurdo». E le sue «scene» e monologhi, ricamati sull’esasperazione, apparivano come una grandiosa conferma della «inadeguatezza di tutte le cose, compresi noi stessi» (diceva Brecht, ma curiosamente anche Hesse vedeva in Valentin il disvelatore di una radicale «inadeguatezza»). Davanti alla faccia di Valentin, come davanti a quella di Buster Keaton o di Totò, ci sentiamo scossi, al tempo stesso, dalla commozione e dal riso. Ed è difficile guardarlo, o leggerlo, senza essere contagiati dalla sua insondabile perplessità, in cui Polgar riconosceva «un frammento della perplessità ancestrale propria della creatura umana per il fatto di esistere». Scritti in un saporoso bavarese, i testi di scena di Karl Valentin conservano intatta la sua comicità, come una mosca nell’ambra: ne presentiamo qui per la prima volta una scelta dove sono rappresentati i suoi vari generi, dal monologo alla scena a due, alle piccole commedie.

Dettagli

1980
6 ottobre 1980
200 p., ill. , Brossura
9788845904387

Conosci l'autore

Foto di Karl Valentin

Karl Valentin

(Monaco di Baviera 1882-1948) autore e attore teatrale tedesco. I suoi sketch (Tingeltangel, Im Photoatelier, Der Theaterbesuch), monologhi e atti unici, sono legati all’ambiente di Monaco e alla dimensione dialettale. La comicità anarchica di V., centrata intorno a pochi temi (qui pro quo di tutti i tipi, la lotta contro la perfidia degli oggetti), si basava su una logica assolutamente rettilinea e perciò paradossale, contro cui veniva a scontrarsi la sua spalla abituale, l’attrice Liesl Karlstadt (Monaco 1892 - Garmisch 1960), quale rappresentante del senso comune. Esaltato dagli intellettuali weimariani e spesso paragonato a Chaplin, V. - la cui opera teatrale andò incupendosi durante il Terzo Reich per approdare a un pessimismo disperato - esercitò anche una notevole influenza sul giovane...

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