Zoo è una raccolta di racconti cupa, disturbante e cattiva. Ragazzi imprigionati, famiglie spezzate, robot artificiali, persone sole, vittime e carnefici spesso si confondono tra loro. Ogni storia sembra osservare una diversa forma di ossessione e di trauma: si esplorano desiderio di sopravvivenza, bisogno di nascondere la verità, ricerca disperata di una felicità irraggiungibile. Avevo già apprezzato Otsuichi con Goth, ma con Zoo ho ritrovato quella stessa capacità di trasformare situazioni apparentemente quotidiane in sensazioni opprimenti. La tensione cresce in modo silenzioso, senza bisogno di scene eccessive o di spiegazioni inutili. Al termine, resta addosso una sensazione fisica, un peso sul petto. Lo stile dell’autore è asciutto, diretto, essenziale. Otsuichi non calca mai la mano e, proprio per questo, riesce ad inquietare ancora di più. I personaggi sembrano definirsi da soli, attraverso le loro paure, i loro gesti e le loro distorsioni psichiche. Sono figure fragili, isolate, che provano a sopravvivere a colpe e abusi costruendosi una maschera o una verità alternativa. La raccolta mescola generi diversi: horror psicologico, thriller, fantastico, fantascienza, giallo e momenti tragicomici. Il filo che tiene insieme tutto, però, è sempre la morte, o meglio il modo in cui la morte si riflette sulla vita. In questi racconti non c’è quasi mai redenzione: l’orrore non arriva solo da fuori, ma nasce dalla mente, dalla paura, dal bisogno di negare ciò che è insopportabile. Il titolo Zoo è perfetto: ogni racconto sembra una gabbia diversa in cui osservare una forma di oscurità umana. Una raccolta consigliatissima, disturbante e magnetica. Un orrore strisciante, che non urla mai, ma permane a lungo.
Zoo
Un ragazzo e una ragazza torturati, un padre morente, una ragazza-robot innocente, un ragazzo solo, uomini e donne che nascondono segreti e persone private della loro libertà. Alcuni vogliono sopravvivere, altri vogliono dignitosamente, altri nascondere la verità, altri ancora trovare la felicità. Queste diverse interpretazioni dell’ossessione si trasformano in undici storie cristalline che risuonano meravigliosamente.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Pagine_e_inchiostro 08 giugno 2026Zoo
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Hikarisshelf 09 maggio 2026Uno zoo umano tra morte, paranoia e follia
Avevo amato già Otsuichi con Goth, raccolta di racconti entrata tra le mie preferite e tra le letture migliori del 2024. Otsuichi è stato una vera e propria scoperta, un autore in grado di mescolare orrore e realtà, vita e morte, creando atmosfere opprimenti da cui è impossibile staccarsi. Date le premesse, le aspettative per Zoo erano molto alte e, fortunatamente, non sono state deluse. Se in Goth i racconti erano collegati dagli stessi personaggi e dominava il genere dell’horror psicologico, in Zoo invece ogni racconto è a sé stante e anche il genere è vario: non solo horror ma anche racconti più fantastici, fantascientifici, gialli e dalle note tragicomiche. Il filo condutture di ogni racconto è sempre la morte e come gli esseri umani reagiscono di fronte ad essa e alla paura. Tra traumi, isolamento, abusi, senso di colpa e follia, vediamo protagonisti che indossano delle maschere e arrivano a creare una visione distorta della realtà per autoingannarsi e sopravvivere. Otsuichi ancora una volta tramite il suo stile asciutto, le sue frasi brevi, riesce a suscitare un’inquietudine costante, un forte senso di impotenza e di orrore. I racconti più disturbanti in tal senso sono Kazari e Yōko, Sette stanze e La casa bianca nella foresta fredda in cui la tensione si costruisce pian piano fino togliere il fiato. Ci sono poi racconti fantastici e malinconici come So Far –amanti lontani, La canzone del sole e La voce di dio che lasciano con una sensazione dolce-amara, e altri più paradossali e tragicomici che fanno sorridere pur offrendo una critica sociale. Nei racconti non c’è traccia di speranza, né di redenzione ma solo un enorme vuoto. “Zoo”, titolo del racconto macabro che dà il nome alla raccolta, è perfetto perché proprio come uno zoo, ogni storia mostra una versione diversa dell’oscurità della psiche umana.
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Simona 19 aprile 2026Una raccolta di racconti quasi perfetta
Zoo di Otsuichi è una raccolta di racconti quasi perfetta. Ho letto i primi quattro racconti quasi senza prendere fiato. E il risultato è che alla fine de 𝐼𝑙 𝑐𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑜𝑙𝑒 mi sono effettivamente ritrovata ad annaspare in cerca di aria. Avevo il petto oppresso da una pesantezza indicibile. Sono dovuta andare alla ricerca, nella mia libreria, di un libro il più possibile allegro da alternare alla lettura. L’autore ha uno stile semplice e diretto, con cui riesce a dar vita ad atmosfere inquietanti. I protagonisti dei racconti sembrano caratterizzarsi da soli, prendono vita davanti agli occhi del lettore senza bisogno che l’autore aggiunga particolari. Otsuichi non ha bisogno di tanti fronzoli, né tantomeno di alzare la voce per creare inquietudine. Con questi dieci racconti veniamo messi di fronte al pensiero della morte, a come questa sia inevitabilmente legata alla vita, due facce della stessa medaglia. Otsuichi mescola i generi, dal thriller all’horror, fino a sfiorare il fantastico. I racconti sono pieni di colpi di scena che obbligano il lettore a dover rivedere la propria chiave di lettura e, soprattutto, per i protagonisti non c’è mai una vera e propria redenzione. Questo è quello che fa più paura. Una raccolta di racconti più che consigliata!
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