Battle royale - Koushun Takami - copertina
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Battle royale
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60,00 €
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Descrizione


Repubblica della Grande Asia dell'Est, 1997. Ogni anno una classe di quindicenni viene scelta per partecipare al Programma; e questa volta è toccato alla terza B della Scuola media Shiroiwa. Convinti di recarsi in una gita d'istruzione, i quarantadue ragazzi salgono su un pullman, dove vengono narcotizzati. Quando si risvegliano, lo scenario è molto diverso: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi vengono costretti a partecipare a un "gioco" il cui scopo è uccidersi a vicenda. Finché non ne rimanga uno solo... Edito nel 1999, "Battle Royale" è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Takami e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e violento, "Battle Royale" è un classico del pulp, un libro controverso e ricco di implicazioni, nel quale molti hanno visto una potente metafora di cosa significhi essere giovani in un mondo dominato dal più feroce darwinismo sociale.

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Dettagli

Tascabile
663 p., Brossura
9788804586876

Valutazioni e recensioni

  • Libro che ispirerà poi l'omonimo film cult, dalla penna e dalla mente di Koushun Takami nasce questo romanzo che contiene in sé svariati generi, dall'horror al romantico passando per il romanzo di formazione. La descrizione cinica che ci viene fornita della società, in un non troppo lontano futuro distopico, non può che lasciare a bocca aperta e la caratterizzazione dei personaggi, da quello all'apparenza più insignificante ai protagonisti, non può che farci immedesimare in ognuno di loro e tifare per la loro sopravvivenza, dato che 42 studenti saranno costretti ad affrontarsi in uno scontro all'ultimo sangue in cui solo uno ne potrà uscire vincitore. Da molti considerato il ''padre'' di Hunger games et similia è destinato a rimanere nella storia come uno fra i romanzi più controversi mai scritti. Consigliata vivamente la lettura.

  • In un futuro distopico, il Giappone è governato da un regime totalitario che per affermare il suo potere di vita e di morte sulla popolazione, una volta all'anno indice una gara ad eliminazione tra gli alunni di una classe di scuola media. I ragazzi abbandonati su un'isola deserta dovranno uccidersi a vicenda entro un tempo limite. Solo l'ultimo rimasto in vita potrà lasciare l'isola, e nel caso in cui non vogliano combattere, saranno uccisi tutti. Il romanzo ci ricorda da vicino molti romanzi ben più recenti dell'opera del giapponese Koushun Takami (scritta nel 1996), controverso in patria e censurato ma diventato un cult grazie al messaggio di speranza e di ribellione alle autorità che veicola con forza. Il ritmo serrato la trama lineare ne fanno una lettura da affrontare senza ritardo.

  • Non avevo mai letto un libro del genere nonostante e devo dire che mi è piaciuto molto. Al contrario di Hunger Games (a cui ho letto venir spesso associato) è decisamente molto più violento e ho apprezzato molto il suo crudo realismo. Ci sono state scene, per esempio, in cui ho dovuto un attimo fare una pausa perché le immagini che vedevo nella mia testa, mentre leggevo, erano davvero rivoltanti tanti erano descritte nei minimi dettagli: dal sangue che scorreva da una testa spaccata a metà, agli occhi vitrei di uno studente dopo che la vita aveva abbandonato il suo corpo. Ho cercato invano durante la lettura di cercare di capire chi alla fine sarebbe sopravvissuto -anche se forse era abbastanza scontato. Cercavo di trovare io stessa una strategia per eludere il sistema di sicurezza e le regole di quel crudele gioco in cui 42 adolescenti si sono ritrovati, senza però venirne a capo. Ero curiosissima di arrivare alla fine e svelare il mistero. Ho cercato di immedesimarmi in quegli studenti che si sono ritrovati a dover combattere l'uno contro l'altro per la sopravvivenza e mi son chiesta cosa avrei fatto io se mi fossi trovata al loro posto ma non sono riuscita a trovare una risposta. È stato un po' scioccante, a dir la verità. Mi è piaciuta la rappresentazione di questo mondo, questo paese distopico, in cui gli abitante non possono fare altro che abbassare il capo e convincersi che quello è il mondo migliore possibile e mi è piaciuto che siano stati presentati personaggi che volevano distruggere il sistema e creare un mondo in cui vivere liberi, come in ogni romanzo distopico che si rispetti, d'altro canto.

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