Con questo libercolo, Swift compie un gesto letterario che oggi definiremmo “geniale” senza esagerare: prende il modello del manuale morale, quello che dovrebbe insegnare come comportarsi, e lo rovescia con una naturalezza disarmante. Il tono è finto-serio: sembra davvero che l’autore voglia istruire la servitù su come vivere alle spalle dei padroni, ma ogni riga è una lama satirica che affonda nelle ipocrisie sociali del suo tempo — e del nostro. Per tutto il tempo della lettura mi è parso di avere tra le mani un Principe al contrario: se Machiavelli spiegava in che modo il principe dovrebbe agire per rendere sempre più forte il suo principato, Swift spiega non più al principe, ma ai servi, alla base della piramide del potere come sopravvivere ingannando chi comanda, e lo fa con una comicità che non è mai gratuita: ogni piccola ruberia, ogni trucco, ogni lavoro fatto alla meno peggio diventa un modo per mostrare quanto siano fragili e ridicole le strutture del potere. Swift ad esempio suggerisce ai servitori di non accorrere mai al primo richiamo, di non rispondere se chiamati per nome se non sono a portata di voce, di giustificare ogni assenza con scuse fantasiose, di gonfiare le spese a beneficio proprio, di non pulire i vasi da notte ma vuotarli dalla finestra, di far ricadere ogni colpa sul favorito della casa, di non confessare mai un danno, nemmeno se si tratta di aver azzoppato o ucciso un bambino. A tratti mi è sembrato di leggere il frutto di un incontro tra Machiavelli (per i motivi di cui sopra) e Boccaccio. È un libro che, nonostante la brevità, ha una densità morale e letteraria impressionante, brilla per l’intelligenza, per la ferocia elegante, per la capacità di dire la verità fingendo di dire tutt’altro. Ritengo che sia uno di quei libercoli che possano essere assimilati per contrasto di forma, ma per comunità di intenti alle tragedie greche: nell’estremizzazione di un fatto, trovare un trampolino per il pensiero.
Istruzioni alla servitù
Come e qualmente i Servitori possano e debbano disubbidire, confondere, ingannare, ridicolizzare, truffare, svergognare, umiliare i loro Padroni. Tale è l’oggetto a cui si dedica questo irresistibile trattatello, che accompagnò Swift per più di trent’anni e fu pubblicato infine nell’anno della sua morte, il 1745. Ad esso Swift confessò di dare grande importanza: e lo si può ben capire, non solo per l’incessante presenza, in queste pagine, del genio comico, ma per il loro valore in qualche modo di beffardo messaggio testamentario. Di fatto, nell’immemoriale guerra tra Servi e Padroni, questo trattatello, pur ostentando una sventata leggerezza, segna una data davvero storica e augusta. Qui Swift ha predisposto un vero manuale di sabotaggio, che ogni lettore accorto potrà facilmente trasporre dalla cucina a tutti gli altri possibili luoghi. Mostrandoci il Servitore che vessa il Padrone e lo sfrutta in ogni modo, egli ha leso l’aureola della Sovranità ben più gravemente che con un pamphlet di immediato tema politico. E insieme ha tracciato una Piccola Antropologia del Risentimento destinata ad avere molta fortuna. Ma bisognerà anche dire che Swift non sarebbe quell’immenso artista che è se per lui l’occasione, l’esempio non valessero anche e innanzitutto di per sé: così, anche trascurando le trasparenti applicazioni ‘ad altro’ di questo testo, non si può non rimanere incantati (ed esilarati) di fronte al quadro di nefandezze domestiche, descritte in ogni loro minuzia, che Swift ci offre, condensando a volte in poche righe intere epopee di dispetti e rappresaglie che dovevano essersi depositate per secoli, insieme alla polvere nelle case patrizie inglesi.
-
Autore:
-
Traduttore:
-
Editore:
-
Formato:
-
Lingua:Italiano
-
Cloud:
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
-
Ely 04 gennaio 2026Un Principe al contrario
-
Marius Ghencea 17 maggio 2018
L'ironia è la protagonista assoluta di questo libro che è una sottile denuncia delle ingiustizie e disumanità del Settecento. Nel leggerlo l'ho trovato quasi rivoluzionario. Swift non poteva certo salire sulle barricate, nè esisteva ancora un comunismo in nome del quale combattere contro i "padroni", ma è evidente nel testo la volontà di rivolta contro un sistema, una rivolta non urlata e violenta, ma velata e ironica. Ridere e ingannare un padrone è forse il primo passo per liberarsi dalle catene della schiavitù. Conoscevo Swift solo per I viaggi di Gulliver, e pensavo quindi all’autore come dedito alla satira e all’ironia, pur non conoscendo praticamente niente della sua vita. Sono rimasto sorpreso di scoprire che ha diviso la sua esistenza tra l’Inghilterra e l’Irlanda, e ancora più sorpreso di saperlo pastore. Non mi ha sorpreso affatto, invece, la sua produzione satirica. Il libro rientra pienamente in una produzione satirica, anche se purtroppo buona parte dell’umorismo si perde a causa dei 300 anni di divario tra l’epoca in cui è stato scritto e l’epoca in cui lo leggiamo. E soprattutto è un’opera incompiuta: mentre le prime sezioni sono ampie e abbastanza curate, le sezioni successive si fanno sempre più brevi e abbozzate. Ci aveva lavorato per molti anni, saltuariamente, ma è morto prima di poterlo ultimare.
Formato:
Gli eBook venduti da Feltrinelli.it sono in formato ePub e possono essere protetti da Adobe DRM. In caso di download di un file protetto da DRM si otterrà un file in formato .acs, (Adobe Content Server Message), che dovrà essere aperto tramite Adobe Digital Editions e autorizzato tramite un account Adobe, prima di poter essere letto su pc o trasferito su dispositivi compatibili.
Cloud:
Gli eBook venduti da Feltrinelli.it sono sincronizzati automaticamente su tutti i client di lettura Kobo successivamente all’acquisto. Grazie al Cloud Kobo i progressi di lettura, le note, le evidenziazioni vengono salvati e sincronizzati automaticamente su tutti i dispositivi e le APP di lettura Kobo utilizzati per la lettura.
Clicca qui per sapere come scaricare gli ebook utilizzando un pc con sistema operativo Windows