La figura di Esther Greenwood mi ha ricordato quella di Holden Caulfield. Entrambi bugiardi patologici, moralmente ambigui, in bilico tra l'adolescenza e la vita degli adulti, alla disperata ricerca di un posto nel mondo, faticano con gli studi seppure amando la letteratura. La differenza sta proprio nel modo in cui affrontano la dimensione scolastica (e ha a che fare con le norme di genere): Holden, in contrasto con l'autorità, viene più volte espulso dai licei che frequenta; mentre Esther, una studentessa modello, attraversa un periodo di esaurimento nervoso legato alle sue aspettative accademiche, e a quelle di coloro che la circondano. Con "norme di genere" mi riferisco al luogo comune che vede la donna docile e passiva, pronta a sopportare ogni sacrificio. Al contrario, le gesta ribelli di ragazzi simili a Holden vengono accettati come un comportamento tipico di quell'età. A prova di ciò, una volta scoppiata, Esther è subito stata additata come fuori dalla norma, una nevrotica, etichetta che non la abbandonerà mai più. – Il silenzio mi fece sentire depressa. Non era il silenzio del silenzio, era il mio silenzio. Sapevo benissimo che le automobili facevano rumore e che la gente dentro le automobili e dietro le finestre illuminate delle case faceva rumore, e che il fiume faceva rumore, ma io non sentivo niente. La città era appesa alla mia finestra, piatta come un manifesto, luccicante e ammiccante, ma per quanto mi riguardava avrebbe potuto non esserci affatto. – Ammetto che alcune delle sue azioni sono state discutibili, però non riesco a odiare Esther. Lei, e molte altre donne all’interno del romanzo, sono solo delle vittime del sistema, che è abituato a lasciarle soffocare sotto la campana di vetro. Tornerò certamente a leggere Sylvia Plath in futuro.
La campana di vetro
Un ritratto feroce e poetico di una mente in bilico, intrappolata sotto la campana di un mondo che soffoca ogni libertà e ogni sogno.
In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi «come un cavallo da corsa in un mondo senza ippodromi». Intorno a lei, sopra di lei, l'America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell'elettroshock. Pubblicato nel 1963, un mese prima del suicidio dell'autrice, "La campana di vetro" è l'unico romanzo di Sylvia Plath. Fortemente autobiografico, narra con stile limpido e teso e con agghiacciante semplicità le insipienze, le crudeltà incoscienti, i tabù capaci di stritolare qualunque adolescenza nell'ingranaggio di una normalità che ignora la poesia.
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Anno edizione:2023
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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heavyfigtree 12 luglio 2026Un giovane Holden al femminile
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Giorgio 06 luglio 2026Doloroso
Doloroso e intenso. La prima parte ironica e a tratti divertente, ma il dolore dell'autrice è forte e riempie le pagine.
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Fra 29 marzo 2026Intenso
Molto intenso. Difficile da spiegare a parole. La protagonista ti porta con sé e ti guida tra le pagine della sua vita. La scrittura è scorrevole, anche se l’inizio è un po’ più complicata. La protagonista ha addosso le aspettative degli altri, i sogni e l’idea di perfezione e realizzazione, imposta sempre dagli altri. Siamo negli anni 50 ma alla fine questo aspetto non è cambiato.
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