Lessi questo libro quando frequentavo ancora le medie. Rimasi subito rapita da un linguaggio così pulito per una vicenda così "sporca". Ne ho un bellissimo ricordo, e rileggendolo, l'ho semplicemente confermato.
Penny e Baby vivono l'ultimo tempo del fascismo. Sono bambine e la mitologia propugnata dalla propaganda fascista è l'unico schema che hanno a disposizione per incanalare esperienze e dolore.
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<p>Collana ''La memoria'', 282; prima edizione per Sellerio - Brossura editoriale con bandelle, 167 pagine; in chiusura una tavola fotografica applicata ritrante Nina Mazzetti Einstein con Robert Einstein. Minimi segni d'uso e del tempo, nel complesso ottima copia, forse mai letta -- Penny e Baby - le due bambine dal cui punto di vista e con le cui parole &egrave; narrato l'ultimo tempo del fascismo, con la guerra vicina alla grande villa dove vivono e l'irrompere brutale della persecuzione antisemita contro lo zio che, loro orfane, le ha adottate (o meglio: che loro hanno adottato come padre) - non hanno una spiegazione generale del mondo. Posseggono, per&ograve;, una mitologia, ricca di una miriade di figure prese dal catechismo, dalla propaganda fascista a scuola, dai giochi con i contadini, dalla vita col grande zio e i suoi ospiti: da essa non &egrave; esclusa la giustizia, la vendetta, il male e il bene. Ma &egrave; rigorosamente esclusa la Storia con le sue ragioni: e prima di tutto, quindi, la guerra e la persecuzione in nome di qualsiasi cosa esuli dall'esperienza e dalla vicinanza. Sicch&eacute;, quando la razionale idiozia della guerra piomba e lacera le vite ordinate che stanno loro vicine, Penny e Baby incapsulano il dolore come entro una parentesi di buio, oltre la quale subito la mitologia della loro infanzia riprende. Al suo apparire, nel 1961, questo libro di Lorenza Mazzetti ebbe lodi e premi (&laquo;Di altri romanzi provenienti dal mondo dell'infanzia si &egrave; detto che sono pronunciati come da un albero che parli, rimanendo albero. Per Il cielo cade questo miracolo rimane eccezionalmente vero&raquo;, ne disse Giacomo Debenedetti, motivando il Premio Viareggio che al libro si conferiva). Trent'anni fa, meno di oggi probabilmente si aveva familiarit&agrave; con lo spettacolo dei bambini dinnanzi all'esperienza dell'orrore. Eppure, nella sua magica e poetica semplicit&agrave;, Il cielo cade conteneva
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Manuela Grutta 13 agosto 2010
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