Giusta e il marito Agrippa vivono un'esistenza grama in un territorio descritto come sperduto e senza tempo: la campagna costiera al confine tra Gallura e Baronia nel periodo precedente modernità e sviluppo turistico. Il paesaggio naturale è lo stesso attualmente apprezzato dai numerosi turisti che visitano d'estate le zone di Budoni e San Teodoro, ma è qua reso in una solitudine scabra, insieme aperta e soffocante. I personaggi sono prigionieri della loro condizione, “condannati” senza vie d'uscita, non solo dalla miseria materiale, ma soprattutto dal proprio limite sociale e progettuale. Giusta, il marito e i figli, afflitti da una serie di disgrazie che li riducono alla fame, ne sono il simbolo più evidente. Ogni sogno di riscatto è spento da un ambiente in cui non esiste generosità, ma solo un attaccamento egoistico ai propri beni, mitigato a stento da poche usanze di solidarietà comune. Riusciranno i protagonisti a uscire dal baratro in cui vanno sprofondando? Guido Cuileddu, che sembra attingere dal verismo verghiano, ma anche dalle tinte aspre di Salvatore Satta nel Giorno del giudizio, ci racconta con sapienza narrativa e psicologica una vicenda che oggi pare inventata, ma non è lontana dalla realtà di certa Sardegna rurale fino alla metà del Novecento.
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Anno edizione:2023
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