Camisea, 22.aprile.1981. Riprese della Huallaga, la seconda - o la prima - nave che scende il Pongo senza pilota. La nave sbatte violentamente contro le rocce ma poi scivola via trascinata dalla corrente. Da rifare un'altra volta. Kinski e Herzog si stringono la mano. Furtivamente. Al campo sul Camisea - l'altro fiume - arrivano tre persone, due delle quali con gravi ferite procurate da gigantesche frecce. Attaccate dagli Amahuacas. Durante l'operazione da campo alla donna ferita Herzog con una mano regge una potente torcia elettrica e illumina dentro lo stomaco, con l'altra scaccia le mosche attirate dal sangue. Un uomo ha ancora trenta centimetri di punta della freccia conficcata nella gola. Stringe nel pugno il bastone della freccia, lungo quasi due metri, che ha spezzato e non molla per lo shock. Il terzo uomo è incolume, aveva un fucile e ha sparato a caso nel buio. Il livello dell'acqua del fiume risale velocemente. Ripetizione delle riprese della Huallaga che scende alla deriva lungo il Pongo impetuoso. Stavolta la troupe è a bordo. La Huallaga urta per bene contro le rocce. Gli operatori sono sbalzati a terra sul ponte. La mano di un cameraman si apre tra anulare e mignolo fino al polso. Kinski strilla ma il ferito non è lui. Decidono di trasportare velocemente il cameraman da un medico, lo stesso che sta operando al campo, e dimenticano due uomini sulle rocce in mezzo al fiume. Finiti gli anestetici il cameraman è in preda al delirio e chiamano una delle prostitute presenti sul set per i boscaioli e per chi lavora sulla barche. La prostituta tiene la testa del cameraman tra i suoi seni. Dieci Campas montano la guardia notturna al campo armati di fucili. Degli Amahuacas non si sa nulla. Le donne scelgono trenta guerrieri che devono risalire il fiume e dar loro la caccia, vendicarsi dell'attacco. Lite tra Herzog e Kinski per l'acqua minerale. Kinski se la prende e urla e maledice Sergio Leone, Corbucci e Fellini. Maiale. Alla fine del pomeriggio Herzog si addormenta. Il suo diario scritto tra il 16 giugno 1979 e il 4 novembre 1981 durante le riprese di Fitzcarraldo mostra come lo stesso scopo impossibile del film - trascinare una nave da un fiume della foresta amazzonica all'altro su e giù per la montagna che li separa - coincida con il progetto e la realtà del set. La finzione si annulla sotto l'incombenza della foresta per la quale "marcire, putrefarsi e partorire" è semplice. L'uomo è niente. La foresta è l'incessante manifestarsi della morte, della creazione, eterna e indifferente alla presenza dell'uomo come possono esserlo i recessi siderali dell'universo. Non resta che imitarla. Il film è uno di quelli imperdibili. Io avevo il dvd ma l'ho perduto nella mia foresta personale. "La fatica degli uomini, il peso dei sogni, le pene del tempo" qualcosa le annienterà. La lettura del libro diventa necessaria, almeno quando lo si è già letto.
Questo testo raccoglie il lungo diario tenuto da Werner Herzog durante i due anni e mezzo di lavorazione del suo film "Fitzcarraldo" nella giungla amazzonica, tra il giugno 1979 e il novembre 1981. Protagonisti di queste pagine sono, come nel film, la lussureggiante foresta pluviale e le sue popolazioni di indios che a centinaia lavorarono come comparse nella pellicola, oltre a Klaus Kinski, l'attore preferito di Herzog. Nel descrivere la quotidianità di un'impresa che non ha nulla di quotidiano, Herzog arriva a ripensarsi radicalmente come artista e come uomo, riflettendo sul ruolo dell'arte, sul concetto di civilizzazione, sul senso della violenza e sull'ineluttabile crudeltà della natura.
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PRIMA EDIZIONE 2007 PICCOLA BIBLIOTECA OSCAR MONDADORI Condizioni del volume: Bel volume davvero. Assolutamente integro senza nessun segno o scritta. PROBABILMENTE UTILIZZATO POCO O NULLA. Minimi e fisiologici segni del tempo. Altre foto su richiesta. Note sul volume: La conquista dell’inutile raccoglie il lungo diario tenuto da Werner Herzog durante i due anni e mezzo di riprese del suo film-capolavoro Fitzcarraldo nella giungla amazzonica tra il giugno 1979 e il novembre 1981. Protagonisti di queste pagine sono, come nella pellicola, la lussureggiante foresta pluviale e le sue popolazioni di indios, che a centinaia lavorarono come comparse, oltre a Klaus Kinski, il «miglior nemico» di Herzog e suo attore-icona. Nel descrivere la quotidianità di un’impresa che non ha nulla di quotidiano, Herzog arriva a ripensarsi radicalmente come artista e come uomo, riflettendo sul ruolo dell’arte, sul concetto di civilizzazione, sul senso della violenza e sull’ineluttabile crudeltà della natura.
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Anno edizione:2007
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Splendido libro che si legge facilmente; scritto molto bene. Solitamente si consiglia di leggere un libro e solo in seguito di vederne l'eventuale trasposizione cinematografica, in questo caso è fondamentale fare il contrario, in quanto non si tratta di una reale trasposizione bensì di una sorta di back stage che descrive in modo affascinante gli ambienti, le persone e gli avvenimenti degli anni in cui è stato girato il film. Di Herzog mi sento di consigliare tutto, libri e film. Buona lettura.
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