I convitati di pietra - Michele Mari - copertina
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Letteratura: Italia
I convitati di pietra
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Descrizione

Al primo posto della classifica di qualità dell'Indiscreto 2026 - Sezione Narrativa

Libro presentato da Vittorio Lingiardi nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.

Un patto tra ex compagni, una roulette col destino: ogni 22 luglio si brinda al futuro sperando che tocchi agli altri.

Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro.

«Le angoscianti cene di classe. Mari e la sua perfida commedia.» - Beppe Cottafavi, Domani

«Con il gusto divertito per la deformazione, Mari carica la realtà inchiodando ogni personaggio a una stranezza; a una passione totalizzante; a un vizio; a una nomea.» - Cristina Taglietti, La Lettura


Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l’esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all’ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l’unico a rimanere immobile: anche dopo trent’anni non saranno le rughe o i chili in più a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E così un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il più possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l’amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il proverbio: chi perde un amico trova un tesoro. 22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell’esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare – col trascorrere dei decenni – un’autentica fortuna. Il meccanismo è semplice: la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi… Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s’infiammano un anno dopo l’altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un’immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per aggirarle: scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai così divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l’epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra “Compagni di scuola” e “Final Destination”, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro».

Proposto da Vittorio Lingiardi al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«La scuola è un tempo fuori dal tempo, possiede il futuro delle nostre vite. Un’epoca che tutti vorremmo osservare, alcuni conservare, nella sua forma sospesa, apparentemente compiuta. La figura che sostiene il romanzo di Michele Mari è quella dei compagni di scuola, convitati di pietra al tavolo infinito degli amori e delle malattie, del denaro e dell’azzardo. Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro, fin dai cognomi dell’appello che, come quelli delle squadre di calcio, popolano in ritmo di lista o di cantilena le anamnesi delle nostre esistenze. Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, “I convitati di pietra” è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa. Un libro comico e corale che sarebbe piaciuto a Carlo Emilio Gadda.»

Tropes e temi

Dettagli

18 novembre 2025
168 p., Rilegato
9788806271978

Valutazioni e recensioni

  • Gianmarco
    Difficile, ma avvincente

    Il libro non è scritto in modo "facile", anzi, più volte mi son ritrovato a dover leggere le frasi più di una volta. È anche difficile però smettere di leggere questo romanzo, che mi ha tenuto incollato alla pagina dall'inizio alla fine, insieme a Rivadeneyra, Brodo, Bathory, Semprini e tutti i compagni della III A. Riunito assieme a loro per scoprire l'esito della riffa. Lo consiglierei. Una volta entrati nell'ottica di una scrittura non delle più semplici (ma ottima, si intende) i libro scorre alla grande.

  • manlio remo
    lo specchio della vita

    Trama molto originale, costruita sulla decisione di una classe di maturandi, al termine del loro percorso di studi, di versare ogni anno una somma che andrà a costituire un capitale destinato agli ultimi tre sopravvissuti. Quando rimarranno in tre, però, prenderanno la decisione di proseguire ad oltranza, in questo modo a ricevere il premio sarà l’ultimo superstite. E’ il “patto sciagurato”, la scommessa, la “riffa” che li legherà dal luglio 1975 al 19 gennaio 2053, data di morte di Elisabetta Bathory, avvenuta all’età di novantasette anni e centotrentanove giorni. A questo punto resterà un solo sopravvissuto, il vincitore. Lo stile è molto coinvolgente e tiene alta l’attenzione del lettore con un susseguirsi di eventi incalzante; la lettura è piacevole e nel procedere si riscontrano più chiavi di interpretazione. Una buona, originale, iniziale ed ingenua intenzione, quella di non perdersi di vista, poco alla volta lascia spazio a sentimenti meno puri. A mano a mano che il numero dei partecipanti si riduce, i sopravvissuti cominciano a contarsi, scrutarsi e valutare la possibilità di incassare il premio finale: come dire, chi perde un amico trova un tesoro. E così sarà, i quasi ottanta anni di durata della scommessa trascorreranno tra morti naturali, accidentali, provocate e suicidi: un rocambolesco susseguirsi di avvenimenti che ricorda quello della vita, con le sue gioie ed i suoi dolori. Si passa dalla giovinezza, quando ci si sente invincibili ed al riparo da qualsiasi pericolo alla vecchiaia, piena di inquietudini, dopo aver passato una vita tra gioie, soddisfazioni e sconfitte.

  • Alessandra Clementi
    Mari non delude

    Un libro che tiene incollati alle pagine, comincia con una scommessa che poi diventa un patto con il diavolo. Magistrale la scrittura di Mari

Conosci l'autore

Foto di Michele Mari

Michele Mari

1955, Milano

Michele Mari è scrittore, traduttore, poeta, filologo, docente di letteratura italiana all’Università Statale di Milano. Ai suoi lavori - negli anni molto apprezzati e premiati da pubblico e critica - sono stati assegnati diversi premi letterari, sia in ambito narrativo che per la produzione poetica. Tra i suoi titoli, Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro...

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