Danubio. Campi declivi
Pubblicata nel 2025, Dunaj. Chyle pola (Danubio. Campi declivi) rappresenta uno dei momenti più intensi e compiuti della poetica di Lebda. Il libro si configura come un ciclo unitario in cui elegia, preghiera laica e cronaca della cura si intrecciano, dando forma a un discorso sul lutto che è al tempo stesso intimo e universale. La morte del cane Dunaj si lega a una perdita più profonda, quella del fratello della poetessa, e si estende a una memoria familiare segnata dall’assenza, intesa come presenza attiva che non sublima il dolore. La poesia si configura così come pratica di attenzione e responsabilità, un modo di restare nel mondo dopo la perdita, in un equilibrio fragile tra memoria, corpo e trasformazione. L'autrice, tradotta in più lingue, è stata ampiamente riconosciuta dalla critica e premiata con importanti riconoscimenti (tra cui il Premio Wislawa Szymborska). Al centro della sua opera si colloca una visione ecopoetica della realtà: la natura non è sfondo, ma presenza attiva e interlocutrice, uno spazio relazionale in cui umano, animale e vegetale coesistono su un piano comune, secondo una prospettiva biocentrica e profondamente etica.
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Anno edizione:2026
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