C'è un termine sardo che pesa come pietra e scotta come brace: "Disamistade". Un’eredità di sangue, una vendetta che annulla il confine tra colpevoli e innocenti. Alice Piras ci consegna un romanzo capace di riportare indietro le lancette del tempo e di immergerci nel cuore selvaggio della Barbagia, dove l'onore e il rancore dettano legge. Il racconto si apre in un momento sospeso: Esmeralda veglia la nonna Amaranta sul letto di morte. In questo spazio tra la vita e l'oblio, emerge la saga dei de Serra, una famiglia marchiata dal disprezzo del paese e da un destino che sembra scritto nel cognome. I personaggi sono ben caratterizzati, ognuno scolpito nel proprio tormento: l'esistenza di Giacobbe è scandita dalla transumanza solitaria, mentre quella di sua moglie Tommasina è pietrificata dal lutto per il suo amato figlio Bastiano, ucciso dagli Abubù. In questo cupo scenario cresce Amaranta, la cui unica colpa è essere nata dopo una tale tragedia e aver ereditato i capelli rossi dalla nonna materna, considerati simbolo del diavolo. Diventa così il capro espiatorio di ogni peccato, vittima non solo della disamistade tra famiglie, ma anche di una guerra domestica fatta di silenzi e umiliazioni. Viene designata, suo malgrado, l’arma finale di una vendetta cieca che non prevede vincitori, ma solo superstiti logorati dall'infelicità. Quando pensiamo di aver compreso tutto, l'autrice rimescola le carte. Verità e bugie si fondono, lasciandoci con una sola certezza: il fuoco vendicativo della stirpe de Serra si spegne con Amaranta, chiudendo un cerchio di dolore durato generazioni. La scrittura di Alice è evocativa e densa, riesce a far sentire il profumo delle tradizioni sarde e il freddo dei monti, ma anche il soffocamento delle "malelingue" di un intero paese. Ne consiglio la lettura a chi cerca una storia intrisa di dialetto e superstizioni, nonché agli amanti delle storie familiari ambientate in terre crude e magnetiche.
Disamistade
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Anno edizione:2025
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In commercio dal:26 settembre 2025
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Lady B. 31 marzo 2026Un'eredità di sangue
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Carta e nebbia 21 febbraio 2026Una lettura che non ti aspetti
Ci sono libri che non ti aspetti. E questo, firmato da un’esordiente, è tra le sorprese più belle del mio anno di letture. Ambientato nella Barbagia più ruvida e silenziosa, il romanzo ti trascina in un tempo sospeso fatto di superstizioni, legami di sangue e ferite che sembrano non rimarginarsi mai. Ma ciò che mi ha colpita fin da subito è il contrasto: vicende dure, quasi taglienti, raccontate con una delicatezza che sfiora la poesia. La voce narrante, Esmeralda, non parla solo ai lettori: parla alla nonna che sta perdendo, come se ogni pagina fosse un ultimo dialogo, un ultimo gesto d’amore. Ed è impossibile non lasciarsi toccare da questa intimità, che trasforma il dolore in memoria, la crudeltà in un atto di comprensione. Alice Piras riesce a fare qualcosa di raro: ti fa respirare quella terra. Mentre leggevo, avevo la stessa sensazione che mi dà La pioggia nel pineto: quel ritmo ipnotico che rende tangibili l’aria, gli odori, il paesaggio. Entrare nei tempi lenti di quella vita è naturale. Uscirne, impossibile. Amaranta è un personaggio che ti resta addosso. Gli altri, spesso difficili da accettare, sono però così ben costruiti da risultare veri, umani, profondamente figli del loro tempo. Nessuno è buono o cattivo: tutti hanno un motivo, un contesto, un dolore. Il finale? Mi ha spiazzata. Non me lo aspettavo affatto. Ho una mia idea su ciò che significa… e sono molto curiosa di scoprire come lo interpreteranno gli altri lettori. 📚 Tra i migliori tre libri che ho letto quest’anno. Un romanzo storico e folklorico che illumina una Sardegna poco raccontata, viva, ruvida e poeticissima.
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