inaspettato. assolutamente da leggere. un libro che ti prende dalla prima pagina. non che carrere sia un mistero, ma questo libro lo trovo molto introspettivo e adatto anche a chi approccia per la prima volta questo autore. c'è tutta la sua vita e ci sono tutte le sue origini. il tutto si fonde con la storia, la storia della russia, della germania, della francia dalla fine dell'800 ad oggi. ti mangia una pagina dopo l'altra
Kolchoz
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«Da piccolo ho amato mia madre come non ho amato e non amerò mai nessuno in vita mia».
«Kolchoz è un libro magistrale. Il libro di un narratore virtuoso al culmine della propria arte, capace di destreggiarsi, divagare e dissertare con magnetica naturalezza per dare al suo racconto l’andamento di una sinfonia in cui i diversi movimenti si rispondono, si completano, si prolungano senza fine» - Le Nouvel Observateur
«Non è un romanzo. Non è un saggio. È Carrère. Nostra prima persona singolare, a raccontare la racine, l'origine del suo mondo: la madre, il padre, la genealogia famigliare cominciando dall'epoca in cui i vecchi erano bambini e i bambini erano ancora pensieri di futuro.» - Marco Missiroli, La Lettura
Ci sono stati, nell'infanzia di Emmanuel Carrère, momenti di memorabile beatitudine: quelli in cui, in occasione dei viaggi del padre, a lui e alle due sorelle minori era concesso di trasferirsi nella camera dei genitori. «Marina, che era la più piccola, dormiva nel lettone. Nathalie e io portavamo i nostri materassi o semplicemente mettevamo dei cuscini intorno al letto. A questo rito mia madre aveva dato un nome: fare kolchoz. Ci piaceva da morire fare kolchoz». I tre fratelli, ormai più che adulti, ripeteranno quel rito nella camera di un hospice, raccogliendosi attorno alla madre per trascorrere con lei l'ultima notte della sua vita. Sarà proprio Emmanuel a chiuderle gli occhi; e poco tempo dopo inizierà la stesura di questo libro. Che è al tempo stesso il grande «romanzo familiare» in cui Carrère, da quel formidabile narratore che è, ricostruisce la storia – perigliosa, tormentata, avvincente come una saga – delle due famiglie da cui discendeva sua madre, quella russa e quella georgiana; il racconto di come la povera, orgogliosa Hélène Zourabichvili dal cognome impronunciabile sia diventata la più influente storica francese dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino a essere eletta segretaria perpetua dell'Académie française; e una struggente dichiarazione d'amore per questa donna dura, autoritaria, avida di riconoscimenti accademici e mondani, ma anche coraggiosa, tenace, generosa, di cui il figlio non nasconde ombre e asprezze, rendendole l'omaggio più esaltante che uno scrittore possa tributare alla propria madre: trasformarla in uno strepitoso personaggio romanzesco.
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Anno edizione:2026
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