Una prefazione "al veleno", due canti compiuti, una serie di abbozzi e aborti di scrittura, ben due note in mezzo, una linguistica l'altra filologica, a documentare il lascito di un autore che sarebbe morto "a bastonate, l'anno scorso, a Palermo", seconda la testimonianza di un anonimo, imprecisato, editore. Eppure, "La Divina Mimesis", esce realmente postuma, a venti giorni dalla morte di Pasolini. nella forma incompiuta con cui ha consegnato volontariamente l'opera ad Einaudi, con tutta l'inquietante carica profetica di "un sogno fuori dalla ragione". Nelle vesti di Dante, un opuscolo di un centinaio di pagine basta a Pasolini per allestire il controcanto ironico della commedie humane dantesca, l'indomani dell'avvento nefasto dell'Inferno neocapitalistico, da percorrere interamente, se non con altri, in compagnia di se stesso. In anticipo sui tempi, il giudizio universale pasoliniano condanna a morte l'intero universo della modernità senza sconti di sorta, nel commiato elegiaco e latente della poesia e della sua ingloriosa fine.
La Divina Mimesis
"Questa non è un'edizione critica. Io mi limito a pubblicare tutto quello che l'autore ha lasciato. Il mio unico sforzo critico, molto modesto, d'altra parte, è quello di ricostruire il seguito cronologico, il più possibile esatto, di questi appunti. In calce ad alcuni di essi, l'autore ha segnato la data: e in tal caso è stato dunque facile inserirli nella successione. Ma moltissimi appunti, specie quelli più brevi - alcuni di due o tre righe soltanto, quasi illeggibili - non hanno data; non solo, ma sono stati reperiti fuori dal corpo dattiloscritto dell'opera, o in cassetti diversi da quello dove tale corpo era conservato, o tra le pagine di libri cominciati a leggere e non finiti. Un blocchetto di note è stato addirittura trovato nella borsa interna dello sportello della sua macchina; e infine, dettaglio macabro ma anche - lo si consenta - commovente, un biglietto a quadretti (strappato evidentemente da un block-notes) riempito da una decina di righe molto incerte - è stato trovato nella tasca della giacca del suo cadavere (egli è morto, ucciso a colpi di bastone, a Palermo, l'anno scorso). Lo scrupolo dell'esattezza della successione cronologica era l'unico scrupolo che io potessi avere. Mi sono dunque attaccato ad esso come a un'ancora di salvezza". Pstfazione di Walter Siti. Contenuti extra disponibili sul sito di Inaudita: il documentario "Pasolini, l'incontro", con Davide Toffolo e i Tre Allegri Ragazzi Morti, e un inedito confronto tra Antonio Tricomi e Carla Benedetti.
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Anno edizione:2011
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MARCO BORRELLI 03 novembre 2014
Pasolini ci ripresenta l'Inferno dantesco catapultandolo nella realtà del Novecento. E' una rilettura moderna che ci dimostra come Dante può essere sempre attuale. La forma pasoliniana è una densa prosa poetica molto vicina a Rimbaud. Un libro da leggere anche per la sua originalità e per il suo punto di vista sulla funzione civile della poesia
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