Ancora una volta l'autrice ha fatto sua la Carnia mettendo in rilevo i tratti ruvidi e combattivi tipici della resistenza, soprattutto al femminile. Mi è piaciuta l'umanità con cui è stata descritta la permanenza del popolo cosacco.
Ed è un poco la notte e un poco l'alba
Con Ed è un poco la notte e un poco l'alba, Ilaria Tuti disvela la compassione nella barbarie, l'incontro nello scontro, l'esodo nell'invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l'incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell'altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare. È possibile perché non lo ha fatto qualche eroe immaginario, lo hanno fatto i nostri anziani, continuando a cercare la vita dove sembrava essere rimasta solo cenere.
«Un inno alla vita dove sembra esserci solo morte, alla comprensione dove c'è ostilità, alla speranza nella tragedia, alla ripartenza nella desolazione.» - Annachiara Sacchi, Corriere della Sera
«Scappa, Serafina.» È con queste parole che l'anziano Geremia, in un pomeriggio caldo di sole, mi mette in allarme. Ma ancora non posso immaginare che questa terra sta per mutare volto e temperamento, forse per sempre. Nella Zona libera della Carnia, finora, la guerra è stata una tempesta distante, che ha strappato gli uomini dai nostri paesi ma non ha ancora lacerato del tutto gli animi. Quello in arrivo è però un vento nuovo e spaventoso, che soffia da Est e porta sconvolgimenti. E da oltre il grande fiume giungono infine carovane di cavalieri delle steppe, con copricapi di pelliccia e lunghe spade ricurve, che entrano nelle nostre case prendendone possesso. La nostra terra è la loro terra promessa, questa non è un'invasione ma un insediamento. Io, che da sempre abito un luogo di confine, chiamata a custodire i respiri e a evocarli; io, che da sempre ho in me il cuore delle donne che mi hanno preceduto e il soffio della donna che voglio essere; io vivo con sgomento questi giorni fatti di fuochi da campo accesi sulle assi dei pavimenti lustri, di animali riparati nelle cucine, di saccheggi e violenze. Ma vedo anche la meraviglia dei cammelli che pascolano nei campi, lo stupore fanciullesco degli invasori nel salire su una bicicletta, le danze russe nelle piazze, alla luce di antichi fuochi, le loro donne guerriere, i canti liturgici ortodossi, lo splendore delle icone. Io, che sono ombra, non posso più stare al liminare: devo farmi luce, in questa lunga notte, per trovare l'alba.»
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Edizione:2
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Cristina 10 settembre 2026W la Carnia!
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Bruno Izzo 14 agosto 2026L'orda selvaggia
In guerra donne e bambini sono le vere vittime maggiormente straziate nel corpo e negli animi, le prime più dei secondi. Quando scende la notte della violenza, però, le donne sono le sole che, pur violate nell’intimo, in qualche modo spronano alla speranza anche nella desolazione, accolgono i bambini tra le braccia, anche quelli non loro, giacchè le creature innocenti appartengono indistintamente a tutte le donne, e riescono a rimettersi in cammino nel lungo viaggio al termine della notte, fino a giungere in qualche modo ai primi chiarori dell’alba. Perché le donne, tutte e nessuna esclusa, godono di un privilegio che è più spesso una benedizione ma talora anche una maledizione, sono madri per indole, istinto, definizione: chiunque viene al mondo, nasce nel dolore di una donna disposta a soffrire con il parto prima ancora che la persona sia del tutto alla luce. Perciò le donne nascono con insita la saggezza antica che una quota di sofferenza nella vita è inevitabile, solo quando la notte è particolarmente buia, allora, e solo allora, è possibile scorgere la luce buona delle stelle, che è vita. La vita è fatta di luce ed ombre, attraverso la notte poi deve per forza nascere il giorno, sorgere l’alba. Ilaria Tuti non intende affatto raccontare la Storia, la guerra, e le violenze conseguenti: ci narra invece, e con delicata maestria, con cura e cesellando il suo dire, dei sentimenti più belli delle persone, attraverso la figura di Serafina, la sua deliziosa protagonista. Attraverso la sua esistenza, Serafina dimostra con i fatti e l’esempio che la vita, per quanto talora feroce e crudele, è sempre pervasa da Amore, quello che si palesa universalmente nell’amore di un bimbo per la sua mamma. Allora la vita si rivela per quella che è, una realtà costituita da pura dolcezza, se solo la si accompagna con l’empatia verso i propri simili, quali che siano, malgrado l’assalto di un’orda selvaggia.
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Maria 07 agosto 2026Bellissimo romanzo
Attraverso questo romanzo toccante e commovente ho conosciuto la storia dell’invasione della Carnia ( favorita dai nazisti) da parte dei cosacchi durante la seconda guerra mondiale. Bellissimo racconto della sofferenza delle donne che pagano sempre un caro prezzo in tutte le guerre, ma allo stesso tempo racconto della solidarietà, della resilienza e della speranza e dell’amore materno non necessariamente legato all’aspetto biologico. Assolutamente da leggere.
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