Una storia d'amore delicata e tragica, raccontata dalla voce narrante di Enza Venturelli, giovanissima donna che si ritrova a vivere il suo primo amore, il cui tragico epilogo la segna per la vita, incapace di dimenticare il suo grande amore. Nel corso della storia vengono raccontati gli ultimi anni di vita del giornalista, Cosimo Cristina, ucciso dalla mafia il 5 maggio 1960. Ne esce il ritratto di un uomo innamorato, che mette anima e cuore nel realizzare il suo sogno e progetto, senza dimenticare l'affetto profondo per Enza, per la quale prova un rispetto e un sentimento profondo. Lo stile è scorrevole, anche se a mio parere gli inserimenti degli stralci di giornale rallentano la lettura (seppure utili a comprendere l'aspetto mafioso che ha portato alla morte di Cosimo). E un poco di invidia la si prova, per la fortuna avuta da Enza di incontrare un uomo come Cosimo, la cui prima preoccupazione era di non coinvolgere la fidanzata nelle trame oscure che l'hanno rapito.
Enza Venturelli: «Vi racconto il mio Cosimo Cristina»
In una bella giornata di fine agosto, nella magica Caltanissetta, Cosimo e Enza s’incontrano per la prima volta nel bar Duomo dove lei lavora, dando inizio alla loro amicizia che poi diventerà amore. Attraverso una fitta corrispondenza epistolare, Cosimo le rivela i suoi sentimenti e gli sfoghi su come abbia trovato, nell’impegno sociale, le difficoltà e le delusioni. Cosimo, infatti, non si dedica solo a scrivere articoli per altri giornali, ma fonda una sua testata “Prospettive Siciliane”, dove senza mezzi termini denuncia i reati, i mandanti e gli esecutori dei crimini efferati avvenuti nella sua terra: la terra di Sicilia che lui commemora esaltandola e mettendo a nudo la sua fragilità di luogo afflitto dal cancro della mafia. È nella ricostruzione dei fatti, seguendo la cronologia delle lettere ricevute e inviate dalla casella postale “168”, che possiamo immedesimarci nel periodo in cui si svolse la loro storia d’amore. Periodo dove un bacio era una conquista, ma dove anche la libertà di espressione era un azzardo. Enza e Cosimo sognavano una vita assieme, giovani sposi pronti al futuro, ma gli eventi, in modo precipitoso e quasi inspiegabile, si accaniscono sul giornalista, che viene ritrovato morto all’interno di una galleria ferroviaria. A Enza rimane così il compito di conservare memorie, di essere una teca protettrice delle emozioni passate, di tramandare a un narratore il ritratto di un giovane temerario, sensibile e giusto che ha preferito rimanere sulla breccia, piuttosto che sparire vigliaccamente dal palcoscenico.
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ROBERTA BIANCHESSI 04 febbraio 2017
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