Epepe mi ha dato consapevolezza. Leggendolo ho avvertito con chiarezza quanto siano fragili le nostre certezze e quanto facilmente si possa diventare invisibili. L’idea di un linguista incapace di comunicare è insieme crudele e geniale: più lui cerca di capire, più il mondo si rivela nella sua disumanità. La città è un meccanismo che funziona senza guardarti. Perdendo la lingua, il protagonista perde anche il controllo sul reale. Non è un incubo, ma uno specchio freddo: efficiente, indifferente. Alla fine il romanzo non sconvolge, illumina — e ciò che mostra resta addosso, in silenzio.
Ci sono libri che hanno la prodigiosa, temibile capacità di dare, semplicemente, corpo agli incubi. "Epepe" è uno di questi. Inutile, dopo averlo letto, tentare di scacciarlo dalla mente: vi resterà annidato, che lo vogliate o no. Immaginate di finire, per un beffardo disguido, in una labirintica città di cui ignorate nome e posizione geografica, dove si agita giorno e notte una folla oceanica, anonima e minacciosa. Immaginate di ritrovarvi senza documenti, senza denaro e punti di riferimento. Immaginate che gli abitanti di questa sterminata metropoli parlino una lingua impenetrabile, con un alfabeto vagamente simile alle rune gotiche e ai caratteri cuneiformi dei Sumeri - e immaginate che nessuno comprenda né la vostra né le lingue più diffuse. Se anche riuscite a immaginare tutto questo, non avrete che una pallida idea dell'angoscia e della rabbiosa frustrazione di Budai, il protagonista di "Epepe". Perché Budai, eminente linguista specializzato in ricerche etimologiche, ha familiarità con decine di idiomi diversi, doti logiche affinate da anni di lavoro scientifico e una caparbietà senza uguali. Eppure, il solo essere umano disposto a confortarlo, benché non lo capisca, pare sia la bionda ragazza che manovra l'ascensore di un hotel: una ragazza che si chiama Epepe, ma forse anche - chi può dirlo? - Bebe o Tetete.
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Anno edizione:2017
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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chicca 03 gennaio 2026Illuminante
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Nicola 26 settembre 2025Ognuno sta solo sul cuor della terra
Sotto l'apparente storia di un'uscita sbagliata dell'aeroporto l'autore vuole dire ben altro. Il tema centrale è la mancanza di volontà comunicativa (il protagonista entra in un ristorante e cerca di farsi capire con dei gesti universalmente comprensibili eppure non viene servito). Lo stesso si intestardisce nel voler comprendere una lingua incomprensibile usando quelle che sono le sue conoscenze professionali, ma tutto è inutile. Unico fiore è il rapporto con Epepe a dimostrazione che l'amore ha un linguaggio che non è fatto di suoni e parole. Il finale chiarisce in maniera straordinaria tutta la storia. La forma è scorrevole; nella sua totalità un libro bellissimo, unico neo "il mare non produce rumore " ma un suono armonico.
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Jakub 23 giugno 2025Maestria magiara
Solo un ungherese poteva scrivere questo romanzo e lo si capisce bene dopo averlo letto. Una maestria magiara.
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