La poesia di alcuni passaggi ne "Il campo di granturco" o ne "La vigna". La naturalezza dei gesti dei personaggi ne "Il mare" o ne "La giacchetta di cuoio". Le riflessioni sull'infanzia, sul ricordo, sull'imparare a vedere 'per la prima volta, che è sempre una seconda', in "Stato di grazia" o in "Una certezza". Questi racconti sono sotto moltissimi aspetti l'embrione, la radice, il ricordo - ma volto al futuro - di quella che sarà (e già era) la poetica di Pavese, quella per cui ancora oggi lo ricordiamo tra i più grandi autori della letteratura italiana. C'è tutto l'uomo - e non solo Pavese - in questo libro. C'è la sua crescita, c'è "il mare" primigenio, da cui tutti siamo nati; "la vigna", dove la terra ci ha dato radici per crescere e maturare; c'è infine "la città", dove siamo diventati uomini, anziani, stanchi, immobili e solidi come palazzi. Probabilmente non il miglior modo per iniziare a conoscere Pavese (mi sento di sconsigliarlo come prima lettura), ma sicuramente il modo più indicato per imparare a riconoscerne l'evoluzione, la ricerca e la maestria dopo averlo apprezzato in altre sue letture.
Feria d'agosto
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Autore:
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Anno edizione:2017
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In commercio dal:23 gennaio 2017
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Lorenzo 27 ottobre 2021Quanta poesia
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