Il rivoluzionario e la maestra
Libro presentato da Serena Dandini nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
Gaja Cenciarelli, con la sfrontatezza che abbiamo amato in tutti i suoi romanzi, ci porta nella sua vita e in quella di Adolfo Wasem, per testimoniare come la rivoluzione è sempre possibile, anche quando si chiama “cambiare casa”. Queste sono le storie di un rivoluzionario e di una maestra, che poi sono una storia sola. Che è pure la nostra.
«I nomi degli amici che sono stati interrati con me: Mauricio, Pepe, Henry, Jorge, Raùl, Julio, Eleuterio, Jorge. Nove eravamo, spero che lo siamo ancora, ma temo che lo resteremo per poco, perché a me non resta più molto da vivere. Nonostante la mia malattia, i dodici anni di torture e sradicamenti da un calabozo all'altro, ricordo i nomi dei miei amici.»
«Dopo due volumi sulla scuola, Gaja Cenciarelli traccia stavolta un parallelo tra la sorte di una coppia di ribelli torturati dalla dittatura uruguayana negli anni Settanta e una precaria nella Roma di oggi. L'anelito alla libertà è in fondo lo stesso.» - Marzia Fontana, La Lettura
Adolfo Wasem e Sonia Mosquera furono rapiti nel 1972, in Uruguay, durante la dittatura militare. Per dodici anni furono sottoposti a torture indicibili. Wasem e tutto il comitato direttivo dei Tupamaros – tra cui il “presidente povero” Pepe Mujica – vissero in isolamento in cunicoli sotterranei chiamati calabozos, nel silenzio più assoluto. In una casa alla periferia di Roma, quarant’anni dopo la morte di Wasem, una donna, alle prese col suo ennesimo trasloco, trova un libro. La storia di Wasem le insegna che ciascuno può fare la rivoluzione a modo suo, e che aver perso i soldi, la famiglia, la casa, gli amici, non significa dover rinunciare alla libertà. Tutte le famiglie felici si assomigliano e ognuna è infelice a modo suo, dice uno dei capolavori della letteratura, ed è di certo vero. Ma lo è altrettanto che tutte le storie del mondo, anche quando sembrano slegate l’una dall’altra, distanti nel tempo e nella geografia, nella condizione politica e sociale, viaggiano unite da un filo che si chiama libertà: cercare di stare in piedi per poter cadere e rialzarsi, andare a capo.
Proposto da Serena Dandini al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«Gaja Cenciarelli nei suoi libri si è sempre concentrata sugli ultimi. E in questo romanzo, duro e magnifico, Cenciarelli ci sorprende perché scrive che non esistono “gli ultimi rivoluzionari”. I rivoluzionari, nonostante la crudeltà e la ferocia dei regimi (di qualsiasi tipo) sono inesauribili. Pensi che siano finiti, che sia impossibile che nasca un altro rivoluzionario, e invece no, ne spunta uno. Ne spunta una, la maestra di questa storia. Il rivoluzionario e la maestra racconta, da un lato, le vicende storiche di Adolfo Wasem e Sonia Mosquera, tupamaros, interrati e tenuti vivi sottoterra insieme ad altre centinaia di rivoluzionari, tra cui Pepe Mujica – in Uruguay non volevano ammazzare, ma rendere pazzi – e dall’altra la maestra, una rappresentante della più diffusa e bistrattata classe di intellettuali del nostro paese. Adolfo Wasem, in fin di vita a causa di una malattia terminale provocata da più di un decennio di torture, dopo anni di buio e silenzio, trova la forza e la dignità per compiere un gesto che libererà i compagni rimasti sottoterra. La maestra, scesa nel purgatorio della precarietà e dell’insicurezza economica ed emotiva, trova un libro che racconta la storia di Adolfo e Sonia e capisce che è sempre possibile fare la rivoluzione nella propria vita, soprattutto nei momenti più drammatici che sembrano senza scampo.»
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Anno edizione:2026
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