L'opera, riflessiva e coinvolgente, riesce a immergere il lettore una ridondante, decadente epifania dell'ineluttabile, ove l'essere è impossibilitato al “poter essere” altro da ciò cui si ritrova ad essere. Romanzo a tinte fosche, di cupa atmosfera esistenzialista e forte denuncia sociale, si snoda nella latente, perpetua tensione che scaturisce nell'interiorità del protagonista, Fernando, che si ritrova lucidamente alla deriva in una realtà deprivata di un futuro che non sia, di fatto, il perpetuarsi di un asfittico presente, in una sorta decadente impossibilità ed incompiutezza, nel disagiato contesto del Sulcis-iglesiente, e della città di Carbonia in particolare. Fernando esiste (“suo malgrado”, aggiungerei) ma non vive (non riesce, “non può”...) e ciò che subisce nella propria quotidianità lo rimugina nella propria interiorità, acuendo il suo disagio. Interessantissima la concezione filosofica, che è al contempo stato d'animo e modo d'essere (la “melanconia dell'irreversibile”, appunto) che promana da una sorta di astenica sehnsucht, che sottende tutta la narrazione, mirabilmente creata dall'autore. Pur con la propria irriducibile, specifica identità, si possono ravvisare alcune assonanze con opere come “La Nausea” di Sartre, “Lo Straniero” di Camus e “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij. Opera davvero magistrale, che tocca nel profondo. Un cupo estraniamento meditativo in cui ci si può ritrovare, o che può far riflettere. Consigliata a chiunque.
Fernando o della melanconia dell'irreversibile
Fernando ha circa trent'anni quando racconta. Una laurea, disoccupato, vive con i genitori. Fernando è un protagonista postumo, e la storia segue i passi delle sue memorie, gettate in un manoscritto rinvenuto dalla mamma e consegnato all'unico professore che, all'Università, gli donava considerazione. Il padre Vittorio, cassintegrato, e la madre Maria, donna delle pulizie da sfruttare in un albergo. L'ossessione per i latrati dei cani, esasperanti sicari dei vicini. Una ragazza, Sofia, conosciuta sui social: messaggi elettronici nella melanconia irreversibile del luogo in cui vivono. L'irreversibile è il tema principe del romanzo, dichiarato e svolto intrecciando ambiente ed esistenza individuale. L'ambiente è quello di Carbonia (Sardegna sudoccidentale), città di neofondazione nata come un sogno futurista nelle architetture e nell'illusione di un benessere economico giunto dalle miniere e sostituito poi dalle grandi fabbriche di alluminio, fallite; realtà di ruggine e crepe, di disoccupazione e miseria. In queste pieghe urbane il tempo - o la sua percezione - sembra schiacciato nell'eterno ritorno di una vita che si sente data e per la quale nessuna rivolta s'avverte possibile. È il dramma del ripetersi. E qui sta l'ambizione filosofica del libro: contestare che l'esistenza sia assurda. L'esistenza non è assurda, ma data. Se è data può essere data in un solo modo, ma se può essere data in un solo modo, quello sarà il miglior modo, necessariamente.
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Anno edizione:2026
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Marco 26 febbraio 2026Opera esistenzialista magistrale e coinvolgente, di decadenza contemporanea d'una terra e d'una esistenza senza possibilità di futuro
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