La follia di Oreste. Tragedia in 4 atti. (Nell'aura di Carmelo Bene)
Oreste è RISORTO. Eschilo scrive l'Orestea circa nel 460 avanti Cristo. Giacomo Maria Prati la riscrive, nel 2020, in occasione della Pandemia Covid-19. "Un teatro senza spettacolo, nell'aura di Carmelo Bene, quello dell'Oreste di Prati. Un teatro dove non accade nulla come nel Tamerlano il Grande di Marlowe e nella Pentesilea beniana. Un luogo-non luogo in cui abita pura la follia di Phonè che si avvolge su se stessa. La tragedia del Mito che non trova luogo di vita e allora si canta. Abita il proprio canto. Il trono solitario e la reggia vuota e oscura di Oreste si trasfigurano. Assumono lo status metaforico di una condizione umana paradossale. Diventano simbolo della prima scissione fra prassi e sogno, fra rappresentazione e racconto, fra individuo e collettività. Il primo Amleto della storia, che oggi si agita nella "società della trasparenza", cui è concessa solo un'esistenza metafisica a mo' di Giorgio De Chirico." (Marco Eugenio Di Giandomenico)
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Anno edizione:2020
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