Le raccolte di racconti non hanno mai incontrato in Italia i grandi favori del pubblico e stupisce quindi che qualcuna sia riuscita a ottenere perfino premi di grande rilevanza, come lo Strega. E’ questo il caso di Un gatto attraversa la strada con cui l’autore Giovanni Comisso nel lontano 1955 ebbe l’onore di questo prestigioso riconoscimento, e non è che non avesse avuto rivali di modesto livello, perché riuscire a superare opere come I passeri di Giuseppe Dessì e Ragazzi di vita di Pierpaolo Pasolini non era certo facile. Per quanto non si tratti di prose brevi monotematiche il narratore veneto, che oserei definire uno specialista del racconto, è riuscito a crearne 31, trasformando aspetti spesso minori della vita di ogni giorno in una letteratura dove i colori, gli odori, i sapori sono in grado di suscitare ricordi chiari, vivi del passato, in pratica un aspetto letterario basato sui sensi. Questa percezione della memoria non è fine a se stessa, ma consente di giungere ad analisi profonde, con protagonisti tutto sommato semplici di un’Italia non ancora divorata dal progresso industriale, ma avvinta tenacemente al mondo rurale. Ne scaturiscono così prose di notevole valore letterario, ritratti che sono in fondo nostalgici della provincia del nostro paese nella prima metà del secolo scorso e una narrazione che pone in primo piano, rispetto alla trama, l’aspetto emozionale dell’impressione. Come sempre in questi casi ci sono racconti che possono più o meno piacere ed altri che proprio si distaccano da una media, peraltro elevata, per l’originalità e la capacità di coinvolgimento del lettore. Di conseguenza, non posso che consigliare la lettura di questo premiato libro di racconti.
Un gatto attraversa la strada
Un contadino sospettoso ai limiti della nevrosi, un uomo vecchio e stanco che si abbandona alle poche parole gentili di una ragazza su un treno, un ragazzino geloso della cugina più grande cui è stato affidato. E poi un “idilliaco” villaggio di montagna in cui si verificano misteriosi suicidi, interminabili pomeriggi di pioggia affogati nell’alcol e in avventure erotico-sentimentali senza pretese… In questo volume, premio Strega 1955, che prende il titolo dal ventiduesimo racconto della raccolta, Giovanni Comisso rappresenta con sguardo disincantato e anticonformista un microcosmo, un’umanità presa dalla strada, le sue ambizioni raramente soddisfatte, la fatica del vivere e gli inaspettati momenti di felicità. Dopo Gioventù che muore e Gente di mare, continua la ripubblicazione dell’opera di Giovanni Comisso a cura di Paolo Di Paolo. “I personaggi, rubati al vero dal poeta-reporter in un’Italia ancora contadina del secondo dopoguerra, entrano – camuffati, anonimi – in quadri di quotidianità in cui lampeggia quasi sempre un dettaglio allarmante. Il carattere dei luoghi, la loro anima hanno qualcosa di magico e calamitante.” Paolo Di Paolo
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Renzo 09 aprile 2026Racconti di qualità
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