Repetita iuvant, il nostro Cognetti, quando scrive di montagna, scrive divinamente. O meglio, quando Cognetti scrive di, a, da, in, con, su, per, tra, fra la sua montagna ne scaturisce qualcosa di grandemente apprezzabile. Deve essere proprio il classico marchio di fabbrica, che, quando ti avvicini a quella location, per parlarne o per ambientarvici una storia, allora tutto prende forma. Due fratelli, uno emigrato, scavezzacollo fin dalla gioventù, l’altro rinsavito fino a indossare la divisa della Guardia Forestale (che non esiste più, grazie alla sciagurata e demente soppressione del Corpo Forestale dello Stato dal 2017!); uno ritorna dal Canada, dopo anni, per sancire la vendita della baita paterna in favore dell’altro, in procinto di diventare padre. Ma forse sotto sotto ci sono degli interessi economici non indifferenti; forse il ritornare in quella Valsesia di gioventù non è stata una grande idea; forse… Cognetti ci racconta la vita della montagna, i suoi ritmi, le sue angosce, le sue vicissitudini, i suoi amori, le sue idiosincrasie, le sue paure, le sue dipendenze, la sua gente, nativa o acquisita, i suoi segreti. Una Twin Peaks nostrana? A tratti, alcune immagini, alcune scene, alcune atmosfere richiamano alla memoria la fotografia del capolavoro di Lynch. Poi, proprio alla fine, un po’ sfilaccia: cambia registro, cambia proprio stile, restituendoci una visione onirica: forse è giusto così, forse, ma per chi scrive è un ni, avrei preferito altro, per di più che non ho capita la nota finale dell’autore, quasi un altro breve racconto personale, un ricordo di gioventù. Sarebbero state 5 stelle sicure, ma sempre bravo comunque!
Giù nella valle
Col passo rapido e la lingua tersa dei grandi autori, Paolo Cognetti ha scritto il suo “Nebraska”.
Ci sono animali liberi, cupi e selvatici, altri che cercano una mano morbida e un rifugio. In mezzo, tra l’ombra e il sole, scorre il fiume. I due fratelli sono Luigi e Alfredo, un larice e un abete: a dividerli c’è una casa lassù in montagna, ad avvicinarli il bancone del bar. E poi Betta, che fa il bagno nel torrente e aspetta una bambina. In questo romanzo duro e levigato come un sasso, Paolo Cognetti scende dai ghiacciai del Rosa per ascoltare gli urti della vita nel fondovalle. La sua voce canta le esistenze fragili, perse dietro la rabbia, l’alcol e una forza misteriosa che le trascina sempre più giù, travolgendo ogni cosa. Lungo la Sesia come in tutto il mondo, a subire il dolore dell’uomo restano in silenzio gli animali e gli alberi.
Un padre ha piantato due alberi davanti alla sua casa, uno per ogni figlio. Il primo, un larice, è Luigi, duro e fragile, che in trentasette anni non se n’è mai andato dalla valle. Lui e Betta si sono innamorati facendo il bagno nelle pozze del fiume, tra le betulle bianche: ora non succede più così di frequente, ma aspettano una bambina e nell’aria si sente il profumo di un nuovo inizio. Lui ha appena accettato un lavoro da forestale, lei viene dalla città e legge Karen Blixen. L’altro albero è un abete: Alfredo è il figlio minore, ombroso e resistente al gelo, irrequieto e attaccabrighe. Per non fare più guai ha scelto di scappare lontano, in Canada, tra gli indiani tristi e i pozzi di petrolio. Ma adesso è tornato. Alfredo e Luigi in comune hanno due cose. La prima sta in un bicchiere: bere senza sosta per giorni, crollare addormentati e riprendere il mattino dopo, un bianco, una birra, un whisky e avanti ancora un altro giro, bere al bancone dove si scommette se l’animale che uccide i cani lungo gli argini sia un lupo, un cane impazzito o chissà cosa. Oltre all’alcol però c’è la casa davanti a quei due alberi. Adesso che il padre se n’è andato, Alfredo è tornato in valle per liberarsi dei legami rimasti: lui non lo sa, ma quella stamberga da un giorno all’altro potrebbe valere una fortuna.
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Anno edizione:2023
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Baraclaus 17 novembre 2025Dark Valsesia
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Elisax&Marti 12 gennaio 2025Profondo come le radici di un albero
È un romanzo breve di un centinaio di pagine, ambientato a Fontana Fredda, un paesino della Valsesia. Dalla vita giù nella valle non ti aspetti niente, soprattutto quando è inverno. C'è la Sesia che scorre indipendentemente da Luigi, Alfredo, la loro casa di quando erano piccoli, Elisabetta, la caccia, l'alcol e la seggiovia. Un libro che non puoi dimenticare, perché Cognetti è così bravo che è impossibile non farne un'esperienza tua.
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Zioranci 10 gennaio 2025Delusione
Amo la montagna e amo leggere libri ambientati in montagna. Questo poi è ambientato in Val Sesia che è una zona che conosco. Ogni capitolo è raccontato da uno dei protagonisti del romanzo ed è scritto molto bene. Unica pecca è che non fai in tempo ad immergerti nella storia che il libro è già finito e non sai come come finisce ..... puoi solo intuirlo. Peccato perchè avrei preferito un libro più lungo e approfondito.
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