scorre veloce e Giuseppe si lascia travolgere da un amore passionale con Massimo che, intanto, lo raggiunge a Milano. Le vicissitudini si alternano nel tempo fino a quando Giuseppe torna a Napoli, dopo che il compagno per una incomprensione è fuggito folgorato dal dolore. Ma il presente non è più l’immagine di quella città, di quelle persone, di quegli odori che Giuseppe aveva vissuto in giovinezza fino alla sua partenza. L’incomprensione continua fino al momento chiarificatore. Tutto sembra crollare dinanzi al tribunale della realtà, costruito e affidabile solo per chi non sogna, non ha visioni, non ha futuro. La vita e il tempo hanno lasciato il segno. Solo l’amore dirime il disastro, l’incauto, il Nulla: Gianni Pantaleo lo sa e ce lo tramanda con sublime sapienza.
I graffi
Quarant’anni di storia partendo dalla Napoli del dopoguerra. In diciotto capitoli si materializza un affresco di umanità e violenza, di amore e maltrattamenti in un intreccio che ricostruisce le vite e le personalità di Massimo e Giuseppe. Due uomini, due prospettive, due speranze. Il loro amore, e la ricerca spasmodica di Massimo verso il sentimento puro, li condurrà inesorabilmente a percorrere una strada costellata di amarezza e delusione. "I graffi" è un libro che racconta la vita vera fra i vicoli del cuore. Un romanzo che è un inno all’amore universale!
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Autore:
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Arduo 17 marzo 2026
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TD 02 marzo 2026Verità graffiante :)
“I graffi” si presenta come un’opera volutamente scarna, ma l’essenzialità, qui, non diventa mai densità. La narrazione si muove dentro una Napoli già ampiamente esplorata dalla letteratura contemporanea, senza riuscire ad aggiungere uno sguardo nuovo o una prospettiva realmente necessaria. L’impressione è quella di un contesto evocato più per consuetudine che per urgenza narrativa. La scrittura appare fragile, talvolta disordinata, e non sempre sostenuta da un lavoro editoriale rigoroso. I dialoghi, impostati con un taglio che richiama certo cinema italiano degli anni Settanta, risultano poco naturali sulla pagina scritta, dove il ritmo e la punteggiatura richiedono un’attenzione diversa rispetto al linguaggio filmico. Le linee narrative che si intrecciano non riescono a generare tensione o profondità tematica; al contrario, producono una certa monotonia strutturale. La caratterizzazione dei personaggi, in particolare quella di Giovanni, insiste su tratti già chiariti, scivolando talvolta nella ridondanza. Ne deriva una ripetizione che attenua l’impatto emotivo invece di rafforzarlo. Nel complesso, il romanzo sembra oscillare tra intenzione e realizzazione, senza trovare un equilibrio pienamente convincente.
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