Le grandi storie della fantascienza. Vol. 14
Nel 1952 i Sovietici sono il nemico per eccellenza dell'Occidente, si sa. Ma il capitalismo è tanto meglio? Quasi controvoglia, perché non è nelle sue corde "dumasiane", Asimov apre, da liberal convinto quale è, la propria antologia a voci critiche nei riguardi del sistema. Entra così, tra i classici, un racconto del trotzkista americano Mack Reynolds, che quel sistema detesta. Fanno una clamorosa apparizione le favole crudeli e corrosive di Robert Sheckley, poco propenso ad accettare l'esistente quale male minore. Sono i primi vagiti della "fantascienza sociologica" tenuta a battesimo pochi anni prima da William Tenn. Asimov riserva per sé una delle sue opere meglio riuscite. "La via marziana", e lascia spazio a grandi autori ormai consacrati come Bradbury, Leiber e Bester. Ma sono gli alfieri della sf "sociologica", specchio distorto e critico del presente, a pungere di più. Non è difficile intuire che l'avvenire sarà loro. Asimov lo comprende e si inchina alla loro felicità inventiva e alla loro "cattiveria". (Valerio Evangelisti)
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