Questo è un saggio lineare e convincente che prova a fare una cosa semplice ma non scontata: difendere il lavoro agile dalle caricature ideologiche. Conte lo racconta per ciò che dovrebbe essere; non un privilegio, non un escamotage, ma un modello fondato su fiducia, responsabilità e risultati. La sua tesi è chiara: il vero cambiamento non è lavorare da casa, ma superare la cultura del controllo ossessivo e delle timbrature come misura dell’intelligenza umana. Lo smart working, nella sua visione, è soprattutto maturità organizzativa. Poi c’è stata la presentazione al Campidoglio, impreziosita dal contributo di Maurizio Politi, noto per un rapporto con l’Assemblea Capitolina così rarefatto da poter essere studiato come nuova forma di lavoro agile estremo: smart working senza working. Una coerenza quasi performativa. Politi, che vive gli incarichi istituzionali con la leggerezza di un hobby domenicale, ha offerto un intervento memorabile per stile e contenuto, soprattutto per ciò che non conteneva. Qualcuno ha notato che somiglia più a Antonio Conte che all’autore del libro: non solo per il recente entusiasmo tricologico che gli ha regalato una chioma competitiva, ma anche per una certa difficoltà a impostare il gioco… oratorio. Ironie a parte (ma non troppe), il libro resta una riflessione seria e attuale: mentre qualcuno interpreta lo smart working come assenza fisica permanente, Conte lo riporta al suo significato autentico: presenza mentale, responsabilità reale e leadership adulta. E, alla fine, è questo che conta.
In difesa dello smart working. Il futuro del lavoro visto da un top manager di risorse umane
Il lavoro può essere più di una routine soffocante: può diventare uno spazio di crescita, creatività e realizzazione. Giuseppe Conte esplora come trasformare il tempo da semplice misura quantitativa a risorsa di qualità, per un’esperienza lavorativa più appagante. Attraverso innovazione, motivazione e una leadership partecipativa, Conte sfida la vecchia concezione del lavoro come fatica inevitabile. Lo smart working emerge come chiave per superare il taylorismo e favorire un equilibrio più sano tra vita privata e professionale. In un’era dominata dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale, riscoprire la centralità della persona è la vera rivoluzione: per costruire un futuro del lavoro che metta al centro il benessere, senza compromessi. Prefazione di Luca Solari.
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Anno edizione:2025
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Corsi 24 febbraio 2026Saggio lineare e convincente
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