Golvan è un adolescente non come tanti, come tutti piuttosto (e chi afferma il contrario mente) alle prese col dolore della crescita. Perché crescere è uno dei aspri dolori spirituali che l’essere umano è costretto ad affrontare; crescere è una perdita, anzi tante perdite messe insieme. E allora ecco che: «Voglio così tante cose che non voglio niente. Voglio scrivere un libro, tanto per incominciare. Questo libro.» Scrivere è terapeutico, dicono. Scrivere e scriversi (e magare leggersi e rileggersi) di certo aiuta a comprendersi, più verosimilmente asseconda il nostro bisogno di riflessione inteso proprio come vederci riflessi negli altri (Golvan si riflette in Isolde, per esempio) non perché dobbiamo essere a tutti i costi come gli altri, ma semplicemente perché non siamo isole, vogliamo poter condividere i nostri tormenti e se non possiamo, vogliamo almeno sapere che non siamo gli unici a provarli, che c’è chi li ha già provati e chi li proverà. Solo perché siamo umani. Inevitabilmente umani. Golvan scrive di sé e di Isolde, dunque, per trattenere la vulnerabilità dell’unico rapporto che lo sorregge in quel calloso tratto della sua vita. Ma proprio perché adolescente, Golvan è pur sempre un’identità in progress e quando l’identità è un frammento in cerca di altri pezzi a cui saldarsi, come in un puzzle, la scelta di nomi di fantasia assume sia il senso di una inesorabile provvisorietà («[…] i grandi scrittori danno un significato anche ai nomi dei personaggi. […] Io mi chiamerò Golvan che, secondo una mia amica, è un nome celtico che significa “passerotto”. È un nome che fa un po’ guerre stellari un po’ signore degli anelli ed è così che mi sento. Sospeso.»), sia il desiderio di contenere quanto più possibile gli effetti della più grande tra le privazioni dell’adolescenza: la fantasia, quella pura, immacolata, quella dei sogni e delle grandi speranze. Prima che la realtà arrivi a spazzarle via come un ciclone.
Golvan è un adolescente come tanti, costantemente affamato di verità su di sé e sul mondo che lo circonda. È innamorato da sempre di Gwenn, splendida coetanea con la quale, però, non ha nulla in comune e non riesce neppure a metter su una conversazione di senso compiuto. Totalmente diverso è il rapporto che ha con Isolde, una donna più grande di lui di sei anni che conosce da quando era poco più che un bambino e che ha sempre visto come modello e guida nella vita. Isolde, occhi verdi e sorriso enigmatico, è la sua migliore amica, la sua confidente e la sua compagna di telefilm. Con lei beve cioccolata calda alla cannella e ascolta musica steso su un tappeto. Quanto è sottile la linea che divide l’amicizia dall’amore? La scomparsa improvvisa di Isolde farà emergere sensazioni, gioie ed emozioni che la vita quotidiana aveva soffocato e nascosto. Perché l’amore sa sempre come trovare la strada e venire alla luce.
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Anno edizione:2015
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Maria Rosaria Minervini 23 novembre 2016
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simona zefilippo 23 novembre 2016
credo di non aver colto l'essenza del libro....alcune pagine mi hanno fatto sorridere..altre rattristare e altre appunto non ho capito un tubo. pero' assegno tre stelle perchè comunque leggerlo è stato piacevole e tra l'altro l'ho letto in un ora, cosa che non è da me neanche con le piccole storie...ma isolde...che fine ha fatto?? era una fantasia??
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