Danilo Kiš, definito uno «scrittore grande e invisibile» da Milan Kundera, nasce in terra serba da padre ungherese-ebraico e da madre montenegrina. Durante la Seconda Guerra Mondiale perde il padre, disperso in campo di concentramento, e rimane con la madre e la sorella in Ungheria. A pace avvenuta, la famiglia si trasferisce in Montenegro, dove il giovane Danilo termina gli studi superiori. A Belgrado si laurea in Letteratura nel 1958, e inizia a collaborare con la rivista «Vidici», di cui fino al 1960 sarà uno dei redattori di punta. Nel 1962 pubblica le prime due novelle, Mansarda e Psalam 44, e si trasferisce a Parigi, dove lavora come lettore universitario. Nello stesso anno si sposa con Mirjana Miocinovic (che fu anche curatrice di molte sue opere) da cui si separerà dopo diciannove anni. Oltre che scrittore, Kiš è stato anche traduttore dal russo, dal francese e dall'unghere, nonché insegnante di Lingua e Letteratura serbo-croata nelle Università di Lilla, Starsburgo e Bordeaux. Tra le sue opere, appaiono presso Adelphi Giardino, cenere (1965, 1986), Dolori precoci (1970, 1993), Clessidra (1971, per il quale vincerà il prestigioso Premio letterario NIN, 1990), Una tomba per Boris Davidovic (1976, 2005), Enciclopedia dei morti (1983, 1988), Homo Poeticus - Saggi e interviste (2009), Il Liuto e le cicatrici (raccolta di racconti inediti postumi, 2014) e La vita nuda (Mimesis, 2021).