Molti pensatori suscitano emozioni intense, vive, profonde ma pochi producono pagine in grado di prendere per mano il lettore e condurlo attraverso i sentieri del bosco della fantasia. Macaria di Hartlib è questo bosco che ci accingiamo ad attraversare. Il nome di Macaria, scelto per indicare la sede dell'altrove sociale, politico ed economico, è riconducibile ad alcune fonti appartenenti alla letteratura utopica quali l'Utopia di Thomas More, il Commentariolus De Eudaemonensium repubblica, di Kaspar Stiblin, e l'Atlantide platonica. Le sue pagine sono intrise di profondo ottimismo, in quanto per Hartlib tutto è progetto perché tutto è realizzabile e nulla è impossibile, complice anche l'origine evangelica del termine. Macaria si conferma come la terra felice per antonomasia secondo una prospettiva evidente in altri testi simili, ma anche il forte senso comunitario di Andreae: "in questa repubblica nessuno ha solo i genitori, ma lo Stato stesso è genitore" e di More: "l'intera isola è come una sola famiglia". Il lettore scoprirà il regno dei sogni, la città della filosofia, mistica e filantropica, i cui abitanti possiedono la pietra filosofale, come emerge dalle lettere del Fridwald, e si dedicano a esperimenti farmacologici, realizzando di fatto una sorta di comunità o di circolo alchemico regolamentato dalle Leges Antilianae.
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Anno edizione:2008
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