In La macina della risacca troviamo un protagonista di particolare interesse, un uomo prossimo alla morte e che nel raccontare al figlio la sua esperienza bellica dopo l’8 settembre 1943, cerca di dargli quella crescita etica che in precedenza non ha saputo insegnargli. Se la storia di peregrinazione di questo maggiore della Regia Marina per sfuggire alla deportazione in Germania, percorrendo, quasi sempre a piedi, un itinerario che va dalla Liguria a Venezia ove ha casa sua sorella, apre scorci di intensa tensione, riservando però lo spazio per gli incontri con figure di tutto rilievo, la narrazione in ospedale al figlio presenta momenti in cui la ricerca dell’introspezione è meritevole della miglior considerazione e diventa il pregio dell’opera. Ne deriva una crescita comune, del figlio, ma anche del padre, e da quest’ultimo scaturisce un lungo testamento spirituale che è l’autentico messaggio del romanzo. Oltre ai due protagonisti, Rolli che è il padre ed Andrea che è figlio,attori per così dire non principali sono Elvira, rispettivamente moglie e madre, ricoverata in una clinica a seguito di una grave depressione, e la dottoressa dell’ospedale, l’attraente Kaisermann, con cui il giovanotto allaccia una relazione senza speranza. Padre, figlio e madre sono una famiglia, nel vento del tempo, un tutt’uno di cui non sapremo mai il cognome, come è logico per chi finisce per legarci affettivamente; i genitori sono protagonisti di un’epoca trascorsa, le ultime falene che bruciano la loro esistenza alla fine di un tempo che è solo il loro, ma che cercano di condividere con il figlio, che rappresenta l’oggi, ma anche il futuro, un futuro che si auspica non debba mai vedere guerre come quella che sconvolse l’Europa fra il 1939 e il 1945.
La macina della risacca
Il nuovo romanzo di Andrea Molesini è un romanzo di famiglia, di guerra, di amore, racconto al figlio, fluviale e inarrestabile di un uomo prossimo alla morte che ha combattuto nella Seconda guerra mondiale attraversando il secolo.
«Andrea Molesini costruisce un affresco fatto di ricordi familiari, di viaggi nel nostro Paese e di incontri vissuti dopo l'8 settembre 1943». - Bruno Quaranta, Robinson
«Il rapporto burrascoso tra un padre e un figlio nella storia di Andrea Molesini. In un ospedale di Venezia un uomo vicino alla morte ripercorre un secolo, dalla Seconda guerra mondiale al presente, con tocchi di romanzi di appendice.» - Ermanno Paccagnini, La Lettura
Momenti cruciali della storia italiana vengono ripercorsi intrecciandosi alla vita del padre dell’autore, Aurelio, nato nel 1907. Con il figlio non ha mai avuto rapporti facili, molti silenzi e non detti. Babbo Rolli, così lo ha sempre chiamato Andrea, si lascia andare ai ricordi proprio nel momento in cui, malato – siamo negli anni Settanta –, sente sopraggiungere la fine. Libertà e coraggio sono i fili conduttori della sua vita, al figlio racconta di mare e di guerra, ma soprattutto i venti mesi dell’occupazione nazista, dal settembre ’43 al maggio ’45. All’indomani dell’8 settembre Aurelio, progettista del genio della Marina militare nei cantieri di Genova, fugge verso Venezia e porta con sé i disegni del nuovo scafo che sta realizzando. Durante il cammino incontra tedeschi, italiani sbandati, donne, partigiani, repubblichini. Giunto sulla Laguna viene contattato dai partigiani e consegna loro i disegni della nave L’Aquila. La narrazione dei fatti del passato, emozionante, a tratti concitata, intensa, si alterna con le visite del figlio in ospedale, le suore, le infermiere, la dottoressa che lo ha in cura; sotto il letto una valigia piena di vecchi ritagli a supportare il racconto delle vicende. Nello scorrere delle pagine veniamo a sapere tante cose della vita di Babbo Rolli e anche di Andrea, soprattutto della sua passione letteraria. I due nella condivisione della memoria a poco a poco si riavvicinano mentre il racconto giunge al suo epilogo insieme alla vita di Rolli. La scrittura è sempre il valore aggiunto dei romanzi di Molesini, potente, musicale, poetica, che aderisce al dettaglio realistico senza rinunciare al vigore della metafora.
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Anno edizione:2026
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Renzo 25 luglio 2026A futura memoria
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