Una lettura piacevole, un continuo flash-back di un aspirante suicida che rimugina la propria vita in un tardo medioevo. La storia è bella, si viene introdotti in uno scorcio di appennino modenese, in luoghi familiari all’autore capace di far uso del vernacolo in qualche battuta senza traduzione a margine. Per mio gusto avrei dato più continuità alla narrazione, la pecca che ho colto nella lettura faticando in qualche passaggio.
Il maestro dei santi pallidi
Premio Campiello 2003. Il piccolo Cinìn è un guardiano di mucche che vive in un borgo dell'Appennino modenese: nessuno sa da dove venga e anche il suo nome è nato per caso. Eppure proprio a causa di quell'insolito nome e del suo irrefrenabile desiderio di andare a vedere le "angiole" dipinte sul muro di una chiesetta, la vita di Cinìn prenderà una direzione del tutto inaspettata. Una serie di vicende mosse dal caso lo porteranno a dedicarsi alla pittura, a scoprire la prospettiva e infine a diventare il Maestro dei Santi pallidi. Intrighi di potere, dame languide, preti divisi fra ascetismo e amore del mondo sullo sfondo dell'Italia del Quattrocento, in un romanzo picaresco che racconta la storia di un uomo alla costante ricerca di qualcosa.
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Autore:
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Editore:
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Collana:
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Anno edizione:2005
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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ROBERTO 11 ottobre 2023Lettura piacevole
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Renzo 27 febbraio 2022Il tormento e l'estasi
Con Il maestro dei santi pallidi Santagata confeziona un’opera che, pur interessante, è indubbiamente sotto tono. La vicenda di Gennaro, chiamato cinin, un bastardo che non ha mai conosciuto i genitori, guardiano di vacche e servo di un padrone violento e vendicativo, in una metà del quattrocento che si apre alle arti, rappresenta l’anelito di chi è stregato dalle stesse, nel caso specifico la pittura. Cinin, analfabeta, vedendo gli affreschi di un’umile chiesa, ne è rapito e desidera sopra ogni cosa diventare un pittore. Per gli strani giochi del destino, fra intrallazzi, congiure, madonne dipinte e madonne in carne d’ossa, ma queste ultime languide e perverse, riuscirà a realizzare il suo desiderio, non senza aver prima compiuto un apprendistato artistico e umano che lo porterà anche ad avere nel suo maestro un padre putativo. Ossessionato dalla prospettiva sarà solo dopo innumerevoli tentativi che arriverà a dipingere un’ultima cena non appiattita, un capolavoro per lui e per altri, ma non per il committente. E’ dal ramo dell’albero sopra cui ha legato la corda con cui desidera impiccarsi che cinin, ormai diventato il maestro dei santi pallidi, rievocherà la sua vita, riproverà le paure, le ansie, il tormento dell’amore, la gioia del successo, la delusione più cocente; non gli resta che chiudere la sua esistenza, ma...., e non vado oltre. Il libro si fa apprezzare per lo stile semplice, ma efficace, per le descrizioni riuscite, per le atmosfere riprodotte con perizia, lascia tuttavia a desiderare per un ritmo forse un po’ troppo blando e per una trama che non è gran cosa, e comunque inferiore alle aspettative indotte dalle prime pagine. Il maestro dei santi pallidi è comunque un romanzo di gradevole lettura.
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GIOVANNA BIANCO 12 dicembre 2010
Bel libro.Si svolge piano,senza avvenimenti eclatanti o colpi di scena,ma lo stesso ci prende e ci porta nella vita del protagonista e ci fa vedere con i suoi occhi ciò che ai nostri è ormai dato per scontato:la prospettiva.Ci fa conoscere scorci della società del xv secolo visti con gli occhi di un servo,di un ignorante,di un figlio di nessuno,chiamato bastardo o bastardin,che grazie all'arte si eleva al di sopra della propria condizione sociale.Conosciamo Cinin,il protagonista,in procinto di togliersi la vita e ripercorriamo con lui gli avvenimenti che lo hanno portato a quel gesto, ritrovandoci a guardare con i suoi occhi e a interpretare con i suoi pensieri il mondo di cui egli ha fatto parte. Bel libro, elegante e pacato.
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