Recensioni Mantide
Un romanzo d'esordio ipnotico e underground, la nuova fuggitiva italiana racconta l'atavico senso di colpa femminile: quello della donna-mantide che, scegliendo di non accudire, viene accusata di uccidere. Colpevole per quello che riesce a intuire e colpevole non per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha smesso di rappresentare.
Proposto da Ludovica Jaus al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«Mantide, esordio di Cecilia Rita edito da NN Editore, è un romanzo teso e contemporaneo. Lisergico e feroce, racconta il passaggio alla vita adulta di una giovane donna, Mia, e lo fa attraverso l’elaborazione del lutto: non solo accettare la morte dell’altro ma anche, e soprattutto, conoscere intimamente la propria morte interiore e cercare di sopravviverle. Nel mondo di Mia, così come nel nostro, la violenza è un fatto sistemico; nonostante i nostri tentativi per cancellarla, interromperla, spazzarla via, inghiottirla o nasconderla, si dispiega nelle relazioni, in ciò che riserviamo a noi stessi, negli spazi che abitiamo – la città, la casa, l’amore, la rete. Ma sconfiggere l’odio, la paura, il dolore, la guerra, la violenza in questo libro che è quasi un sortilegio transfemminista si può: perdonando noi stessi e gli altri, avendo cura dei vivi e dei morti, riappropriandoci del nostro potere.»
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