La scomparsa delle frontiere tra il naturale e l'artificiale comporta l'idea che tutto ciò che è appare e scompare secondo la volontà del fabbricante, del tecnico, il vero demiurgo dell'epoca moderna. La prospettiva che Duchamp assume tradisce una convinzione opposta. Egli sa, come ogni grande artista, che è proprio il reale ciò che non esiste nel pensiero. La sua natura è di essere ciò che è, indipendentemente dall'intelletto che lo pensa. L'arte si riappropria di ciò che duecento anni di pensiero filosofico aveva messo in secondo piano: la presenza reale. L'artista è il sapiente e la sapienza consiste nel gustare, nell'assaporare la consistenza delle cose. Solo partendo dalle cose e tornando alle cose, si è al riparo dal nichilismo che travolge; l'opera d'arte, nel senso inteso da Duchamp, è il più alto grido di adesione al reale che il novecento abbia emesso.
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Anno edizione:2007
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