libro bellissimo, scritto bene e appassionante
Mavaría
Ogni famiglia ha i suoi segreti. I Bonsangue hanno una maledizione.
«Ci si limitava a piangere episodi isolati, scalognati accadimenti che, solo col tempo e con un'ostinata coerenza, avrebbero assunto il loro grottesco disegno.»
«In filigrana affiora una Sicilia che richiama da vicino la grande tradizione letteraria dell'isola, a partire dalla sua lingua ricca e intimamente lavica; una Sicilia inquieta e insieme arcaica, lontana però da ogni immobilismo, attraversata da desideri di riscatto e inevitabili trasformazioni» - Ursula Beretta, La Lettura
In mezzo alla confusione vitale di Catania e tra le strade di Ortigia, dove il mare entra nelle case, corre il racconto della famiglia Bonsangue e del suo mistero. Generazione dopo generazione, prendono forma le storie di Prospero, Fortunato, Caterina, Luciano, Carmelo... Fino a Orfeo, il più giovane e forse il più fragile, bersaglio ideale della mavaría a cui tutti loro sembrano condannati. Per salvarlo dal proprio futuro, sua madre Brigida bussa alla porta di una figura che per qualcuno è una santa, per altri una strega. E se invece questa maledizione di famiglia non venisse da forze oscure, ma da ciò che cresce nel buio della mente? Attraverso gli amori e le ferite, i destini sfavillanti e quelli compromessi, Antonio Popolo Rubbio mette in scena lo scontro tra due mondi: quello della superstizione e quello della modernità, che il buio della mente prova a illuminarlo. Quando Carmelo Bonsangue e Brigida Bottaro si parlano per la prima volta sono poco più che due ragazzini: lui corre tra i vicoli di Ortigia, lei lo osserva di sottecchi da dietro il bancone del pesce dei genitori. Brigida è quieta solo all'apparenza, dentro di sé brucia di furori incandescenti, e Carmelo capisce di volerla amare per sempre. Dal loro primo incontro, una sera su una barchetta a ridere e parlare del futuro, nasce Orfeo. In cerca di un lavoro sicuro, il nuovo ramo dei Bonsangue si sposta a Catania, una metropoli piena di caos, insidie, possibilità, inganni. Per tutti loro significa lasciare la calma assolata di Siracusa, dove nella controra può capitare di intravedere gli antichi dèi pagani, e per Orfeo soprattutto significa andare incontro alla propria sorte, perché la maledizione di famiglia sembra aver scelto lui. L'esordio di Antonio Popolo Rubbio racconta la storia di una stirpe attraversata da una spiccatissima propensione alla disgrazia: non passa mai troppo tempo prima che la fortuna avversa si manifesti e si porti via qualcuno di loro. Ma una madre sa sempre quando suo figlio è in pericolo, e così Brigida si affida alle arti di Amarilli Alaimo, che è donna di luce e insieme di ombra, una mavàra, il vero punto di fuga di questa storia. Dalle sue mani, dai suoi poteri e dalle parole che nessuno le ha mai sentito pronunciare, forse passa la salvezza di Orfeo Bonsangue. O forse no: perché in questo libro la superstizione cammina sempre accanto alla ragione, e ciò che sembra un potentissimo malocchio può assumere il volto invisibile dei traumi ereditati, e la mavaría può non essere nient'altro che il nome, antico e misterioso, con cui certe paure si tramandano di genitore in figlio.
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Anno edizione:2026
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Antonella 27 settembre 2026bellissimo
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lingegnerechelegge 08 settembre 2026bellOrfeo
La famiglia, le credenze popolari e la superstizione rappresentano valori fondamentali nella Sicilia di cento anni fa, ma anche un confine oltre il quale gli uomini rischiano di perdersi o di rinascere; valori che sono i temi narrativi di Mavaría, un’opera prima dalla densa caratterizzazione emotiva di ogni personaggio e il cui stile narrativo è un flusso di emozioni contrastanti. “Malavoglia” contemporanei, i Bonsangue incarnano l’emblema di una famiglia che tutt’oggi non è difficile incontrare nei paesini dell’entroterra siculo, dove le “magare” possono “cirmari i vermi” per guarire da uno spavento o togliere “l’ucchiatura” per liberare dall’invidia, riti che sono ben lontani dall’operato di ciarlatani, bensì veri e propri rimedi che fondano la loro credibilità nella cultura popolare, nella convivenza tra il sacro e il profano. … non si può non amare il giovane Orfeo, la tenerezza dei suoi sentimenti, le sue fragilità e nonostante tutto, la sua forza.
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Martina Gallo 31 luglio 2026
Cos’è la mavarìa? In siciliano significa stregoneria, incantesimo, maledizione. È il denominatore comune di questa saga famigliare. Ogni generazione dei Buonsangue (un nome che sembra una beffa del destino), è segnata da una serie di disgrazie, iniziando dal bisnonno Prospero, poi con nonno Fortunato, i suoi figli Luciano, Salvatore, Carmelo, Rosario, Adriano fino ad arrivare ad Orfeo. Alla ricerca di una nuova vita, Carmelo e la moglie Brigida lasciano Siracusa per trasferirsi a Catania, dove trovano alloggio vicino alla misteriosa Amarilli, di cui si dice sia una veggente, una maga, una “mavara”. Quando la maledizione sembra travolgere anche suo figlio Orfeo, Brigida si rivolge a questa donna. Si tratta davvero di una maledizione? Oppure gli eventi capitano perché questa è la vita? O ancora, quello che si pensa essere frutto di superstizione non è altro che un disturbo mentale? Un romanzo avvincente e straordinariamente strutturato, con una continua tensione tra passato e presente, tra casualità e destino e sullo sfondo la Sicilia da inizio Novecento agli anni ‘90.
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